La consigliera regionale Monacelli in una interrogazione ipotizza l'incremento di posti letto negli ospedali maggiori
malato

Negli ospedali le statistiche sono spesso ingannevoli se lette su base annua.
Durante l’intero anno la morbilità ha grosse variazioni per cui quello che annualmente appare come un sottoutilizzo delle strutture, in alcuni periodi si rivela come una drammatica carenza di posti letto.
Per questo il capogruppo regionale Udc Sandra Monacelli ha presentato una interrogazione alla Giunta sulle misure di riforma dell’organizzazione ospedaliera regionale partendo dal fatto che: “presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia ancora una volta è stata certificata l’emergenza posti letto, evidenziata con una circolare della direzione medica emessa nella serata di domenica 8 gennaio, recante una disposizione organizzativa che blocca i ricoveri programmati nei reparti dell’area medica e smista i ricoveri urgenti nei posti letto liberi nelle aree chirurgiche: come da noi più volte denunciato, continua a perdurare lo scandaloso fenomeno delle barelle in corsia, lesivo della dignità del malato e civilmente inaccettabile”.

In merito a questa situazione, che si acuisce nei week end, anche la Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria, Catiuscia Marini aveva puntato recentemente l’attenzione.
Ma la soluzione non sembra quella ipotizzata dalla Monacelli per la quale “l’intasamento dell’ospedale di Perugia è dovuto anche ad un generico sottoutilizzo degli altri ospedali territoriali, i quali spesso, per ragioni tutte da comprendere, non assolvono la funzione alla quale sono vocati.
I parametri indicati dal nuovo ministro della sanità prevedono la chiusura degli ospedali che presentano un utilizzo inferiore ai 120 posti letto e se venissero dunque assunti provvedimenti conseguenti, la maggioranza delle strutture ospedaliere umbre sarebbero a rischio: le linee nazionali relative al sistema ospedaliero sono chiare, mentre restano confuse quelle regionali “.

E’ chiaro, anche dall’intervento della Monacelli, che il problema attiene ai ricoveri delle discipline mediche, per quelle chirurgiche il problema è più gestibile anche se la completezza delle equipe anche durante i fine settimana, potrebbe dare una mano a risolvere le situazioni.
Ma è in tutta la rete ospedaliera umbra che le “medicine scoppiano”.

Hai voglia a dire che bisogna incentivare i trattamenti domiciliari.
Quando nella stagione fredda si ammala una persona in famiglia, il più delle volte, soprattutto quando gli infermi sono anziani, a casa non c’è nessuno che possa stargli accanto per 24 ore: chi va scuola, chi va al lavoro e poi non tutti ce la fanno e sono in grado di assistere un malato quando sta male, soprattutto perché non si è in grado di capire immediatamente di cosa abbia bisogno, cosa gli faccia bene e cosa invece potrebbe fargli male.

Non è cattiva volontà, quelle stesse persone sono disponibili a fare, e lo fanno, assistenza al malato in ospedale,
ma solo perché lì hanno o dovrebbero avere la “copertura” di chi è esperto del mestiere per fronteggiare le evenienze più diverse che si temono e che angosciano chi non sarebbe in grado di intervenire.
Una soluzione “grifo centrica”, come sembra ipotizzare la Monacelli (" dotare i presidi più grandi di maggiore capacità di posti letto") , non farebbe che aggravare il problema perché l’ausilio al personale ospedaliero, perchè di questo si tratta, dei familiari è possibile se la struttura di ricovero è facilmente raggiungibile.

condividi su: