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La Presidente dell'Umbria ha lanciato un appello ad non arrendersi al declino, che probabilmete espliciterà ancor più oggi al convegno del Rotary a Todi
resistere

La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nel suo intervento alla presentazione del Rapporto economico sociale  dal titolo “L’Umbria tra crisi e nuova globalizzazione: scenari, caratteri e tendenze”, svoltasi ieri mattina a Perugia, alla Sala dei Notari, ha probabilmente anticipato parte di quanto dirà al convegno del Rotary di Todi oggi.

Il messaggio è chiaro “Non ci si può arrendere all’idea dell’ineluttabilità del declino.”
Nessuno in effetti ha intenzione di farlo, ma molti hanno l’impressione che “l’occhio”, come quello del ciclone, sia spesso molto troppo lontano da dove soffia la burrasca ed allora per quanto i capitani, per usare una terminologia oggi di moda, manovrino bene le loro imbarcazioni non sono in grado di prevedere e governare quel che accadrà per decisioni o movimenti dell’occhio.

A prescindere da tale problema mondiale, in Umbria per Marini “è questo il tempo per maggiori politiche pubbliche che sappiano spingere verso un nuovo modello produttivo, più avanzato e in grado di favorire la crescita soprattutto di aziende in grado di determinare un maggior valore aggiunto”.
“Occorre anche – ha proseguito la presidente – una maggiore selettività delle stesse politiche pubbliche che devono saper intercettare quei settori dell’economia e del sistema produttivo regionale a maggiore vocazione per la ricerca e l’innovazione, per l’economia verde, occorrono imprese e reti di imprese capaci di incrociare meglio la domanda estera e non solo quella interna”.

La presidente si è quindi soffermata su alcuni degli aspetti dell’economia umbra che occorre migliorare, a partire dalla struttura del mercato del lavoro che, se negli anni scorsi è cresciuta, lo ha fatto però favorendo una occupazione precaria che la crisi ha spazzato via, penalizzando così soprattutto giovani e donne: “È su questi segmenti del mercato del lavoro che dobbiamo ora intervenire, perché sono quelli che gli stessi economisti ci dicono essere quelli trainanti per la ripresa”.
Così come il sistema del credito deve saper superare la sua storica e cronica scarsa propensione al sostegno di attività produttive innovative.

“Insomma, attori pubblici e privati, tutti insieme – ha concluso Marini – dobbiamo cercare di trasformare quella ‘medietà statica’ del nostro sistema economico che emerge dal rapporto dell’Aur, in ‘medietà dinamica’, che sia oltretutto in grado anche di rafforzare la stessa coesione sociale che la crisi sta mettendo a rischio nella nostra regione e che deve invece tornare ad essere linfa vitale per il nostro sistema delle imprese, e quindi per la crescita di tutta l’economia umbra”.                   

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