La poesia-testamento che ha lasciato Dante Campagnani, una persona unica ed indimenticabile, che rimarrà certamente nel cuore e nella mente dei massetani e dei tanti che l'hanno conosciuto. 
dante

E’ mia volontà lasciare l’anima a Dio, il corpo alla terra,
e un grazie di cuore a chi mi sotterra.
E’ mio desiderio lasciar detto
ad amici e nemici che con tutto rispetto,
uno alla volta al cimitero li aspetto.
Usando per ognuno di loro rispetto e prudenza
nel dare a chi ha fretta la precedenza!
Lascio detto con tutta certezza
che stare vicini sarà una bellezza.
E quando riposeremo all’ombra dei pini
saremo più bravi e più buoni stando vicini.
Che non litigheremo è una certezza:
niente superbia, niente ricchezza.
In questa nuova dimora
i conti correnti, i libretti di banca con i loro frutti,
senza reclami quadrano tutti.
Nel sacro recinto c’è di bello
che i risparmi non entrano, è stretto il cancello!
A cosa serve fare lo schiavo
per accumulare ricchezza, soltanto ricchezza
per poi lasciare tutto con tanta amarezza?
Quando si entra  poveri o ricchi, intelligenti o somari,
al cimitero siam  tutti alla pari:
onorificenze, titoli e gradi
passato il cancello saranno azzerati!
Se per rispetto ci portano un fiore,
nessuno di noi ne sentirà l’odore.
Ci rimarrà soltanto la speranza e la fede
che qualche anima buona, in qualche maniera,
si ricordi di noi con una preghiera!

                                                                                         
Con questa poesia- testamento s’è spento domenica scorsa, alla soglia di 87 anni,  Dante Campagnani. 
Originario dello spoletino aveva scelto, circa 40 anni fa, di trasferirsi con la sua famiglia a Massa Martana , dove era stato alle dipendenze del Comune.

Padre di 5 figli e nonno di altrettanti  nipoti
, profondo conoscitore degli usi e dei costumi nonchè degli abitanti del territorio comunale e limitrofi, con Dante scompare da Massa  un personaggio dal carattere "tutto suo", ma buono e onesto, uno spirito volutamente libero, un poeta-filosofo autodidatta, un critico implacabile  e sincero verso tutte quelle che lui riteneva essere ingiustizie o ipocrisie.

Nei suoi versi e nelle sue barzellette soleva spesso rimarcare le debolezze degli uomini, non esimendosi sovente  di riconoscersi in esse, pienamente consapevole della fragilità umana, sulla cui base aveva impostato tutta la propria esistenza. 
E al suo funerale, in una Chiesa gremita, la lettura del suo testamento che aveva preparato da tempo e che qui sopra vi proponiamo.
Ove,  in analogia  con " ‘a livella " del grande Totò, Dante, saggiamente, rivela appunto il suo pensiero sulla vita: l’esatto contrario di una corsa frenetica all’arricchimento e la sua intima avversione alla prevaricazione dei potenti sui deboli, anzichè  un prezioso regalo ricevuto e da trattare rispettosamente e accuratamente fino alla morte, oltre il cui confine, si ridiventa  tutti uguali. 

E dunque un monito per chi resta
Altrettanto rivelatrice del suo carattere la richiesta che, a tempo debito, aveva fatto al parroco di Massa Martana e dallo stesso esternata durante il rito funebre: " quando celebrerai il mio funerale, ti prego di non elogiare le mie virtù: tanto non ci crederebbe nessuno ".
Anche per questo Dante rimarrà certamente, nel cuore e nella mente dei massetani e dei tanti che l’hanno conosciuto, una persona unica ed indimenticabile.
 

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