Le Acli Umbria celebreranno il loro XII Congresso Regionale a Todi, presso il Convento di Montesanto il 15 aprile prossimo.
“Rigenerare comunità per ricostruire il Paese” è il titolo scelto per il Congresso dalle Acli, “artefici di democrazia partecipativa e buona economia”.
«La crisi che l’Italia sta vivendo non è soltanto politica o economica», spiega il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero. «È in crisi innanzitutto il significato del nostro stare insieme».
«Per questo, “rigenerare le comunità” è il presupposto di qualsiasi cambiamento successivo.
Un’organizzazione come la nostra, profondamente radicata nel territorio, con molteplici spazi di condivisione e di incontro con le persone, è chiamata a svolgere in questi luoghi un compito difficile ma assolutamente fondamentale: non solo gestire attività o servizi, ma offrire senso, interpretazioni della realtà, ragioni di convivenza, prospettive di futuro. “Ricostruire il Paese” è un compito senz’altro ambizioso, ma è anche una responsabilità cui nessun cittadino o soggetto sociale può sottrarsi».
“L’impegno a essere “fedeli alla storia” nasce – affermano le Acli in un comunicato – nel cuore della nostra vocazione, umana e cristiana.
La storia è per le Acli il luogo da ascoltare, comprendere e accompagnare vicino ai piccoli e ai poveri. Categoria che per noi non è mai stata sociologica ma che è “il segno della condizione umana in quanto tale” (Documento di Camaldoli, 23 ottobre 2011).
Vediamo tutti che il mondo globalizzato e interdipendente sta attraversando una crisi strutturale. Cambia l’ordine mondiale, è in affanno l’Occidente, avanzano nuovi protagonisti nella governance europea e mondiale.
La finanza si impone all’economia e alla politica, mettendo in mora sistemi democratici incardinati sui principi di libertà e di solidarietà, tutele sociali che hanno corretto le logiche del libero mercato con sistemi di welfare garanti della redistribuzione e dell’uguaglianza.
Oggi le logiche del libero mercato viaggiano sulle onde della globalizzazione e travalicano i confini territoriali mettendo in crisi la sovranità democratica delle nazioni.
In questo passaggio sono le Acli, soggetto della società civile e della comunità ecclesiale e in questo mutamento si colloca il nostro Congresso Regionale.
Stare nel cambiamento come artefici vuol dire non subirlo, chiede discernimento ed esercizio della responsabilità, chiede fedeltà ai principi essenziali, capacità di rinnovare le forme con cui incarnarli nelle opere e nell’azione quotidiana.
Mantenere i diritti ed il benessere dei cittadini, aiutare le imprese e i lavoratori ad interagire in un’ottica di corresponsabilità sociale, conciliare sviluppo e ambiente in un nuovo patto di sostenibilità: sono alcune tra le più importanti sfide che abbiamo di fronte per ridare vitalità a quella democrazia che costituisce una delle nostre storiche e quanto mai attuali fedeltà.
Dobbiamo guardare – conclude il comunicato – con attenzione le nuove forme di mobilitazione, i nuovi movimenti, le nuove agorà, reali e virtuali, in cui maturano inedite espressioni di partecipazione e di rappresentanza.
Siamo sollecitati dalla storia a metterci in discussione, perché la debolezza della democrazia può svelare anche la fragilità del civile.
Continuiamo a credere in una democrazia che rinasce dal basso, dai processi di partecipazione diffusa, dalla creatività del sociale che alimenta le istituzioni giuste.
Per le Acli, dunque, si apre la stagione di “un grande compito”: ricostruire la politicità del civile e riscoprire nell’oggi la loro fedeltà alla democrazia. “









