La proposta di Regolamento regionale per l’autorizzazione delle residenze private, destinate ad ospitare anziani autosufficiente predisposto dalla Giunta Regionale dell’Umbria ha dato luogo ad osservazioni e rilievi nel corso di una audizione organizzata dalla terza Commissione consiliare.
Il passaggio dalla autosufficienza alla disabilità è stato l’argomento più affrontato.
Ed in effetti, anche se giustificato da vincoli normativi, sembra proprio che il regolamento abbia al centro la struttura più che le esigenze dell’anziano il quale, sradicato una prima volta dalla sua famiglia, viene poi allontanato anche dalla sua nuova "casa"quando non è più autosufficiente.
Il passaggio dalla autosufficienza alla disabilità è stato l’argomento più affrontato.
Ed in effetti, anche se giustificato da vincoli normativi, sembra proprio che il regolamento abbia al centro la struttura più che le esigenze dell’anziano il quale, sradicato una prima volta dalla sua famiglia, viene poi allontanato anche dalla sua nuova "casa"quando non è più autosufficiente.
Per Giorgio Menchini (Cisl), il testo è carente sui meccanismi per garantire che ci sia continuità
assistenziale, quando gli ospiti autosufficienti non saranno più tali e per loro “dovrà essere trovata una soluzione di assistenza continuativa, nell’ambito della stessa struttura, evitando spostamenti traumatici fino al caso estremo di dover separare due coniugi ospiti. Serve anche affidare compiti di vigilanza e controllo sulla gestione privata ad una apposita commissione, da istituire”
assistenziale, quando gli ospiti autosufficienti non saranno più tali e per loro “dovrà essere trovata una soluzione di assistenza continuativa, nell’ambito della stessa struttura, evitando spostamenti traumatici fino al caso estremo di dover separare due coniugi ospiti. Serve anche affidare compiti di vigilanza e controllo sulla gestione privata ad una apposita commissione, da istituire”
Carlo Di Somma (Confcooperative) si è dichiarato contrario ad ogni forma di sanatoria dell’esistente ed ha aggiunto,”bisogna prendere atto che si tratta di assistere solo anziani
autosufficienti, con alberghi dedicati, per i quali è teoricamente sufficiente solo un portiere; mentre il servizio per non autosufficienti prefigura ben altra tipologia di residenza, con più servizi e ad un livello necessariamente più basso”.
Fabio Vallorini (Cooperative Agci) ha invece insistito sul fatto che “proprio nel momento in cui si riducono le risorse per il sociale, bisogna salvaguardare i servizi erogati alla persona, garantendo il passaggio alla assistenza per non autosufficienti all’interno della stessa struttura”.
Ansaldo Ruina (presidente Case di riposo private) ha affermato che: “è estremamente difficile sul piano medico certificare la autosufficienza, non è chiaro il concetto di contesto urbano in cui dovrebbero sorgere le nuove strutture per anziani autosufficienti, è sbagliato pretendere
parametri rigidi come il bagno obbligatorio in ogni camera che non garantiscono nemmeno gli ospedali pubblici
autosufficienti, con alberghi dedicati, per i quali è teoricamente sufficiente solo un portiere; mentre il servizio per non autosufficienti prefigura ben altra tipologia di residenza, con più servizi e ad un livello necessariamente più basso”.
Fabio Vallorini (Cooperative Agci) ha invece insistito sul fatto che “proprio nel momento in cui si riducono le risorse per il sociale, bisogna salvaguardare i servizi erogati alla persona, garantendo il passaggio alla assistenza per non autosufficienti all’interno della stessa struttura”.
Ansaldo Ruina (presidente Case di riposo private) ha affermato che: “è estremamente difficile sul piano medico certificare la autosufficienza, non è chiaro il concetto di contesto urbano in cui dovrebbero sorgere le nuove strutture per anziani autosufficienti, è sbagliato pretendere
parametri rigidi come il bagno obbligatorio in ogni camera che non garantiscono nemmeno gli ospedali pubblici
Negli altri interventi, Sabrina Tini (Anastase) ha chiesto un censimento, preventivo rispetto al
regolamento, delle case di riposo private oggi attive in Umbria, anche per evitare possibili sanatorie dell’esistente..
Un giudizio “sostanzialmente positivo” del Regolamento, lo ha dato Paolo Del Caro (Spi-Cgil), per il percorso chiaro e certo che fissa in 180 giorni il limite massimo di tempo per i ricoveri di chi non è più autosufficiente.
“Carente” ha invece giudicato: l’assenza di sanzioni su questo punto; la mancanza di una carta dei servizi a garanzia degli ospiti; e il fatto che spetta ai privati, e non alla Regione, fissare le rette a carico degli ospiti.
Di “nuovo welfare, alternativo a quello familiare”, ha parlato Andrea Bernardoni (Lega Coop) precisando che questa soluzione per soggetti effettivamente autosufficienti, non può gravare sulla finanza pubblica, ma coprire nuove esigenze della società che dovrebbero legarsi soprattutto al recupero di spazi urbani inutilizzati.
regolamento, delle case di riposo private oggi attive in Umbria, anche per evitare possibili sanatorie dell’esistente..
Un giudizio “sostanzialmente positivo” del Regolamento, lo ha dato Paolo Del Caro (Spi-Cgil), per il percorso chiaro e certo che fissa in 180 giorni il limite massimo di tempo per i ricoveri di chi non è più autosufficiente.
“Carente” ha invece giudicato: l’assenza di sanzioni su questo punto; la mancanza di una carta dei servizi a garanzia degli ospiti; e il fatto che spetta ai privati, e non alla Regione, fissare le rette a carico degli ospiti.
Di “nuovo welfare, alternativo a quello familiare”, ha parlato Andrea Bernardoni (Lega Coop) precisando che questa soluzione per soggetti effettivamente autosufficienti, non può gravare sulla finanza pubblica, ma coprire nuove esigenze della società che dovrebbero legarsi soprattutto al recupero di spazi urbani inutilizzati.








