Ci sono cani destinati alla vivisezione che fanno notizia su scala nazionale e trovano anche chi si ingegna per salvarli.
Ma a Ripabianca di Deruta un canile, peraltro abusivo, avrebbe dovuto avere 367 animali mentre gli agenti del corpo forestale di Marsciano ne hanno trovati mancanti ben 334 ed il gestore non ha saputo spiegare che fine abbiano fatto.
Ma non è difficile pensare che quello fosse una specie di luogo deputato alla soluzione finale come avveniva nei famigerati campi di sterminio dell’ultima guerra mondiale.
Così come accadde ad ebrei, zingari, prigionieri di guerra e tanti altri, lì hanno trovato animali denutriti, con pochissima acqua a disposizione, cucce al buio e catene al collo.
La crudeltà sembra che fosse abituale, i recipienti per bere erano troppo alti perché i cuccioli potessero arrivarci ed in numero insufficiente così da provocare vere e proprie lotte per la sopravvivenza, se di questo si può parlare visto che il luogo era fetido.
Dentro, quelli che erano rimasti erano infestati da pulci e zecche, con congiuntiviti, dermatiti con perdita di peli (possibili sintomi riferibili a leishmaniosi) sintomi gastro-enterici.
Non certo un buon vedere e sentire per gli agenti intervenuti a cui s’erano aggiunti colleghi del Comando Forestale di Todi, 2 medici veterinari della Usl 2, 6 collaboratori tra vigili sanitari ed accalappiacani e 4 mezzi impiegati per il trasporto degli animali









