Si chiama Fire-Sat ed è un sistema di monitoraggio integrato che in Basilicata ha contribuito a dimezzare le aree boschive bruciate dagli incendi estivi.
Il modello è stato messo a punto da due ricercatori dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche di Potenza (Imaa-Cnr), ed è in grado di individuare le zone più a rischio valutando parametri come la temperatura, l’umidità o la secchezza della vegetazione. Dal 2008 in Basilicata il modello è utilizzato dalla Protezione civile regionale.
Oggetto di brevetto, Fire-Sat è in fase di test anche in Argentina e Cina.
Questo sistema di sorveglianza aerea abbatte i costi, limita drasticamente la necessità di lunghe e costose analisi in situ e, soprattutto, permette un pronto intervento, quando l’incendio è ancora circoscritto", spiega Rosa Lasaponara.
"Le mappe degli ultimi mesi confermano che in alcune aree lucane il livello di pericolo è rimasto costantemente alto dalla metà di giugno in poi, in particolare la fascia bradanica, la media e bassa val Basento, il melfese e la costa e montagna di Maratea. Secondo i dati forniti dalla Regione, il monitoraggio tempestivo e dettagliato ha consentito di dimezzare le aree bruciate rispetto al 2007".
"Inoltre, utilizzando le serie storiche di dati satellitari è possibile ottenere informazioni sulla capacità di ripristino della vegetazione e quindi sui cambiamenti e i danni a medio e lungo periodo indotti all’ecosistema".
Queste ultime capacità del sistema potrebbero essere utili all’Umbria se è vero, come afferma il consigliere regionale del Pdl Alfredo De Sio, in Umbria come nel resto d’Italia, è poco applicata la legge nazionale 353 del 2000, sopratutto negli adempimenti che i comuni dovrebbero fare realizzando il cosiddetto catasto dei terreni percorsi dal fuoco, sulla base del quale apporre vincoli relativi all’utilizzo futuro delle aree a suo tempo incendiate








