Un software sviluppato da due ricercatori del CNR, basato sull'acquisizione dei dati satellitari resi disponibili gratuitamente dalla Nasa, ha dato ottimi risultati in Basilicata; utile anche per avere mappe aggiornate delle zone interessate dagli incendi per le quali anche l'Umbria sarebbe indietro
satellite
In un’estate in cui anche in Umbria gli incendi sono stati un incubo, si scopère che in una regione del Sud da anni stanno sperimentando un sistema che sembra funzionare egregiamente.
Si chiama Fire-Sat ed è un sistema di monitoraggio integrato che in Basilicata ha contribuito a dimezzare le aree boschive bruciate dagli incendi estivi.

Il modello è stato messo a punto da due ricercatori dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche di Potenza (Imaa-Cnr), ed è in grado di individuare le zone più a rischio valutando parametri come la temperatura, l’umidità o la secchezza della vegetazione. Dal 2008 in Basilicata il modello è utilizzato dalla Protezione civile regionale.

Oggetto di brevetto, Fire-Sat è in fase di test anche in Argentina e Cina.

 "Si tratta di un prototipo previsionale, un software basato sull’acquisizione dei dati satellitari resi disponibili gratuitamente dalla Nasa, che funziona come supporto alle risorse antincendio.
Questo sistema di sorveglianza aerea abbatte i costi, limita drasticamente la necessità di lunghe e costose analisi in situ e, soprattutto, permette un pronto intervento, quando l’incendio è ancora circoscritto", spiega Rosa Lasaponara.
"Nella nostra regione il modello fornisce quotidianamente mappe di previsione del pericolo d’incendio, da cui derivano specifiche ‘classi’ di allerta dei vari comuni: dalla 4, che equivale al pre-allerta, alla 6, pericolo estremo", prosegue la ricercatrice Imaa-Cnr, che ha realizzato Fire-Sat con il collega Antonio Lanorte.
"Le mappe degli ultimi mesi confermano che in alcune aree lucane il livello di pericolo è rimasto costantemente alto dalla metà di giugno in poi, in particolare la fascia bradanica, la media e bassa val Basento, il melfese e la costa e montagna di Maratea. Secondo i dati forniti dalla Regione, il monitoraggio tempestivo e dettagliato ha consentito di dimezzare le aree bruciate rispetto al 2007".
Il sistema si presta anche alla valutazione dei danni ‘post-evento’. "Il satellite consente di ottenere mappe delle aree bruciate, di discriminare il livello di danno registrato dalla vegetazione e di stimare l’impatto sul rischio idrogeologico, che potrebbe notevolmente accentuarsi a causa delle piogge successive agli incendi, che aumentano il rischio frane", precisa Antonio Lanorte.
"Inoltre, utilizzando le serie storiche di dati satellitari è possibile ottenere informazioni sulla capacità di ripristino della vegetazione e quindi sui cambiamenti e i danni a medio e lungo periodo indotti all’ecosistema".

Queste ultime capacità del sistema potrebbero essere utili all’Umbria se è vero, come afferma il consigliere regionale del Pdl Alfredo De Sio, in Umbria come nel resto d’Italia, è poco applicata la legge nazionale 353 del 2000, sopratutto negli adempimenti che i comuni dovrebbero fare realizzando il cosiddetto catasto dei terreni percorsi dal fuoco, sulla base del quale apporre vincoli relativi all’utilizzo futuro delle aree a suo tempo incendiate

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