Richieste e subito concesse le dimissioni dell'intero CdA della società di trasporti regionale

La vicenda è giunta alla conclusione prevista ed oltre al detto “chi va a Roma perde la poltrona” acquista nuova importanza quell’altro che dice “chi troppo vuole nulla stringe.”
L’avventura romana di Umbria Mobilità, lungi dal ritenersi conclusa, ha avuto come risultato attuale l’azzeramento della dirigenza.

Anche quella prossima avrà i suoi problemi perché pensare, come qualcuno pensa, di interrompere i servizi che gli sono stati appaltati perché non si riscuote non tiene conto che, seppur nel Lazio, si sta parlando di pubblici  servizi.
Ma l’impressione è che dietro le dimissioni del CdA di Umbria Mobilità ci sia altro, oltre che l’aver giocato a far gli imprenditori privati coi soldi pubblici.
Piuttosto sarà difficile trovare chi vorrà imbarcarsi in  una nuova  avventura con soci privati, avvezzi a ben altri giochi di quelli a cui sono abituati i “tecnici” nostrani.

Le dimissioni in verità sono state ben altro, perché a chiederle sono stati tutti i soci pubblici, che forse così cercano di stendere un velo pietoso sulla loro mancata capacità di esercitare quella funzione di controllo sulle società partecipate che dovrebbero, ma non sono in grado per mentalità e capacità, di fare.
Peraltro la “pulizia” all’interno di Umbria Mobilità sembra essere solo all’inizio perché i tempi sono stretti: per il momento gli stipendi di novembre sono garantiti ma poi…

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