Paradossalmente, la riduzione nella produzione di rifiuti indifferenziati rischia di facilitare l'importazione di rifiuti da fuori regione, per rendere economico un impianto di incenerimento che poi di materiale da incenerire prodotto in Umbria ne avrebbe una minoranza
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Nel corso della seduta congiunta delle Commissioni Prima e Seconda del Consiglio regionale dell’Umbria per avviare l’iter della proposta di legge di iniziativa delle Giunta "Norme per il riordino del servizio idrico integrato, di cui abbiamo già scritto, s’è tornato a parlare dell’inceneritore dei rifiuti, pudicamente definito “ chiusura del ciclo dei rifiuti”.
Infatti, dopo la relazione dell’assessore è intervenuto il capogruppo Pd Renato Locchi per il quale: “Sarebbe però necessario capire a a che punto siamo arrivati con l’applicazione del piano dei rifiuti vigente. Soprattutto per quanto riguarda la chiusura del ciclo rifiuti, ricordando anche che nel febbraio 2011 fu ribadito dalla maggioranza, in sede di Dap, la necessità di procedere in quella direzione, scontando anche una divisione nella coalizione. L’argomento e caduto nel dimenticatoio e questo a noi non piace”

Anche per Luca Barberini è “Necessario accelerare sulla chiusura del piano rifiuti, capisco che cambia lo scenario ma questo è un tergiversare che non ci porta da nessuna parte. Mettiamoci a tavolino e decidiamo cosa vogliamo fare per superare le discariche.
Con l’ambito unico regionale si dovrà arrivare ad una tariffa unica, ma quanto avvenuto per l’acqua ci consiglia di essere cauti. Servirebbe un quadro delle tariffe aggiornato al 2012, per capire come si potrebbe procedere.
Valutare la possibilità di arrivare ad un unico gestore – uno per acqua e uno per rifiuti – anche se ci sono situazione diverse nei diversi ambiti attuali”.

L’assessore Rometti ha così replicato: “Il piano rifiuti aveva obiettivi molto ambiziosi. Siamo arrivati al 47 per cento di raccolta differenziata, con difficoltà notevoli nella bassa Umbria. La riduzione dei rifiuti c’è stata, con un meno 20 per cento legato alla efficienza della raccolta differenziata e a pratiche nuove che hanno portato alla riduzione della plastica grazie alle fontanelle pubbliche.
Tutte le Regioni chiedono di spostare l’obiettivo del 65 per cento, dato che non sarà possibile raggiungerlo nel 2012.
Dobbiamo potenziare l’impiantistica intermedia che ci consentirebbe di andare oltre le pratiche di riuso dei materiali, minimizzando la parte che va in smaltimento.
La chiusura del ciclo: il piano regionale rifiuti deve essere applicato, nonostante le posizioni manifestate da alcuni territori.

Una riflessione sugli scenari quantitativi del piano va fatta: le 594 mila tonnellate previste non verranno raggiunte, probabilmente ci fermeremo a 540. L’individuazione del sito per la chiusura del ciclo incontra notevoli difficoltà.
Ci sono novità, anche di tipo tecnologico
, su cui bisogna fare attenzione. Probabilmente sarà necessario un approfondimento su alcuni punti del piano, anche perché il recente decreto che autorizza lo smaltimento tra differenti regioni potrebbe creare problemi”.

E’ proprio l’accento sulla scarsa quantità dei rifiuti che dovrebbero essere inceneriti a fronte di una necessaria maggiore quantità per garantire l’economicità dell’inceneritore a far temere che l’accenno al possibile smaltimento di rifiuti di provenienza da fuori regione non sia una possibilità solo teorica col rischio che il voler schivare l’utilizzo degli impianti già esistenti si risolva in un nuovo inceneritore in più in Umbria, una regione che ancora può vantare, in una maggioranza di luoghi con cieli puliti

Positivo, invece, che venga  introdotta una programmazione di dimensione regionale, con il completamento dell’impiantistica intermedia. Ci potrà essere un impianto unico per il recupero dello spazzamento stradale a Perugia, un impianto unico per il recupero della plastica a Terni, e un solo impianto per recuperare materia ed energia dalla materia umida, la cui collocazione andrà definita” anche se quest’ultimo impianto non potrà che essere il contestato “biogas”.
 

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