La Porta Santa di Bolsena e quella di Orvieto sono il segno del passaggio salvifico aperto da Gesù Cristo con la sua incarnazione, morte e resurrezione perché tutti possano vivere da riconciliati con Dio e con il prossimo
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Domenica 13 gennaio 2013 alle ore 15,30 in Orvieto il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto emerito della Congregazione dei Vescovi, aprirà la Porta Santa della Basilica Cattedrale di Orvieto.

Con l’apertura delle Porte Sante di Bolsena e di Orvieto il Giubileo Eucaristico Straordinario concesso da Benedetto XVI alla Diocesi di Orvieto-Todi per gli anni 2013-2014, ricorrendo il 750.mo del Miracolo Eucaristico di Bolsena e il 750.mo della Bolla Transiturus, con la quale Papa Urbano IV nel 1264 dimorante in Orvieto, istituì la Festa del Corpus domini che estese a tutta la Chiesa cattolica, chiama ogni cristiano a compiere il passaggio dal peccato alla grazia. Porta, passaggio salvifico aperto da Gesù Cristo con la sua incarnazione, morte e risurrezione. 
La Porta Santa di Bolsena e quella di Orvieto sono il segno del passaggio salvifico aperto da Gesù Cristo con la sua incarnazione, morte e resurrezione perché tutti possano vivere da riconciliati con Dio e con il prossimo.
E il passare per essa  evoca il passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia.
C’è un solo accesso che spalanca l’ingresso nella vita di comunione con Dio: Gesù, unica e assoluta via di salvezza “ Io sono la porta delle pecore: se uno entra attraverso di me, sarà salvo” Gv 10,7-9.
Solo a lui si può applicare con piena verità la parola del Salmista: “E’ questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti” (Sal 118[117], 20)».
E coloro che varcano “la porta del Signore” sanno di essere giusti non per i loro meriti, ma perché giustificati dal sangue del Redentore che li ha purificati, rendendo candide le loro vesti. “Santa” è la porta giubilare, poiché essa chiama alla santità della vita.
Era l’anno 1263 quando un sacerdote boemo, Pietro da Praga, dubbioso della presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucarestia, partì alla volta di un pellegrinaggio per Roma.
Come molti altri pellegrini, Pietro si servì della Via Francigena, la nota strada medievale che, proveniente dalla Francia, inglobava lunghi tratti dell’antica consolare Cassia.
Trovandosi quindi di passaggio per Bolsena, chiese di celebrare la S. Messa.
Durante la celebrazione eucaristica, prodigiosamente, dall’ostia sgorgò sangue vivo che bagnò il corporale e le pietre dell’altare
. Da quel momento, di certo, il sacerdote non ebbe più alcun dubbio.

L’accaduto, suscitando immediatamente stupore ed ammirazione in tutta la popolazione, fu oggetto di particolare osservazione da parte delle autorità ecclesiastiche.
In quel periodo papa Urbano IV risiedeva, per ragioni di sicurezza, nella città di Orvieto. Questi ordinò il trasferimento da Bolsena ad Orvieto del corporale, nonché dell’ostia in parte divenuta carne, incaricando di tale compito il vescovo orvietano Giacomo.

L’incontro tra il popolo orvietano in festa e il vescovo che ritornava da Bolsena avvenne presso il ponte di Rio Chiaro, nei pressi della città e da lì il corteo prosegui solennemente fino alla cattedrale, dove il papa mostrò, pubblicamente, la sacra reliquia.
L’anno successivo, lo stesso pontefice Urbano IV – che già il 19 giugno 1263 aveva svolto una solenne processione recando per la città la reliquia del sacro corporale di Bolsena – con la Bolla “Transiturus de hoc mundo” (“mentre stava per lasciare questo mondo”) datata 11 agosto 1264, istituì la Festa del Corpus Domini estendendola a tutta la Chiesa e fissandola il giovedì successivo l’ottava di Pentecoste.

Urbano IV, consapevole delle obiezioni all’introduzione della nuova festa,  rispose sottolineando l’opportunità di una memoria eucaristica annuale, più particolare e solenne, per confutare i movimenti ereticali e come riparazione per la trascuratezza verso l’eucaristia.
“In quel giovedì – scrisse con stile ardente – le devote folle di fedeli accorrano con amore alla Chiesa, e allora clero e popolo in gioia comune elevino canti di lode, i cuori, le aspirazioni, le bocche e le labbra risuonino degli inni di letizia salutare; allora esulti la fede, tripudi la speranza, renda omaggio la devozione, sia giubilante la purezza e pervasa di gaudio la sincerità”.

Alla morte di Urbano IV, avvenuta poco dopo l’istituzione della festa del Corpus Domini, seguì un periodo d’indifferenza.
Fu Papa Clemente V a rilanciare la Bolla Transiturus nel 1314
, avviando nella Chiesa cattolica un’ampia diffusione di riti e di manifestazioni eucaristiche, che, confermate poi dal Concilio di Trento, sono tutt’oggi fiorenti.

Ogni anno, ad Orvieto (ove in duomo è conservato il corporale racchiuso in uno splendido reliquiario), la domenica che segue il giovedì dopo l’ottava di Pentecoste, si svolge la celebrazione solenne del Corpus Domini, in cui la processione eucaristica è accompagnata dal corteo storico
.
Il pomeriggio della stessa domenica la processione eucaristica si svolge nella vicina Bolsena (ove sono conservate, all’interno della cosiddetta chiesa del miracolo posta sul fianco sinistro della basilica di S. Cristina, le pietre bagnate dal sangue prodigioso). 
 

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