La giustizia amministrativa sembra aver considerato unicamente il pregiudizio che viene ai medici pubblici, dall'aumento del costo delle visite per il ticket, nei confronti dei medici privati, ma non il pregiudizio della sanità pubblica per l'accentuata concorrenza che viene proprio dai propri dipendenti, le cui tariffe non aumentano mentre quelle pubbliche lo fanno
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Il Tar dell’Umbria ha annullata la misura di compartecipazione alla spesa per l’attività libero professionale di intramoenia dei medici dipendenti del servizio sanitario, ma la giunta regionale dell’Umbria non è convinta anche perché a suo avviso rischia di determinare pesanti effetti per l’intera comunità regionale.

La motivazione della sentenza, per restare sull’argomento "mercantile", appare troppo squilibrata nei confronti dei pur legittimi interessi dei ricorrenti in quanto, mentre si parla di “ripristinare il confronto concorrenziale con i medici che prestano la propria opera privatamente” a  garanzia del proprio fatturato che sarebbe leso dal ticket, non si considera lo stesso problema sul versante delle aziende sanitarie.

In quest’ultime, infatti, venendo a mancare il ticket sulle prestazioni libero professionali dei medici ( unico caso in Italia in cui è ammesso per un dipendente svolgere attività privata nello stesso campo in cui opera il suo datore di lavoro), si viene a ridurre ancor più il divario tra quanto si paga per una prestazione fatta da Usl o Ospedale ( gravata da ticket) e quella fatta da un medico della struttura in libera professione ( non gravata da ticket).
Sembra quasi che si vogliano incentivare le prestazioni a pagamento e quindi peggiorare per la sanità pubblica il confronto concorrenziale.

La Giunta regionale, ora, nel prender atto del contenuto della sentenza valuterà, unitamente alla sospensione dei ticket  previsti per le attività professionali in intramoenia, come dare attuazione a quanto disposto dal governo Berlusconi (legge 111 del luglio 2011) che a fronte dei tagli drastici al fondo sanitario nazionale, introduceva ulteriori misure di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, ovvero l’obbligo di un ticket generalizzato di dieci euro (quota fissa per ogni ricetta) aggiuntivi a quello esistente per tutti i cittadini indipendentemente dalle loro condizioni economiche ed individuali, a valere su tutte le visite specialistiche e su tutte le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio.

“La Regione Umbria – scrive la Governatrice dell’Umbria – ha considerato assolutamente iniqua la misura perché a pagare sarebbero stati prevalentemente tutti i cittadini, anche quelli a basso reddito, e per  questo ha concordato con il Ministero dell’Economia e Finanze e della Salute una rimodulazione, introducendo criteri di maggiore equità, prevedendo fasce di esenzioni per reddito per tutti i cittadini umbri con reddito del nucleo familiare inferiore a 36.000 euro.
Pertanto, onde difendere gli interessi di tutta la collettività regionale e dei cittadini meno abbienti – soprattutto in un momento di gravissima difficoltà per le famiglie umbre – la Giunta regionale valuterà innanzitutto l’ipotesi del ricorso immediato al Consiglio di Stato avverso la sentenza del Tar, e nell’adempiere al dispositivo della sentenza, avvierà un confronto con il Ministero dell’Economia e Salute per valutare la modalità di spostamento del ticket su altre parti del servizio sanitario nazionale.

La Regione Umbria si troverà a dover valutare due soluzioni alternative, che invece la delibera della Giunta regionale e il relativo accordo con il Governo, aveva scongiurato in nome della equità sociale:  pagare la quota fissa di dieci euro a ricetta per tutte le visite specialistiche e gli esami strumentali e di laboratorio come già avviene in tutte le regioni italiane ad eccezione dell’Umbria, Toscana ed Emilia Romagna), oppure aumentare i nostri attuali ticket su farmaci e visite specialistiche.

E’ evidente a tutti che entrambe queste soluzioni rivestono un carattere di assoluta iniquità perchè andranno a penalizzare soprattutto i cittadini delle fasce di popolazione più deboli.
Pur nel totale rispetto del lavoro dei giudici amministrativi, provoca amarezza il fatto di dover applicare una sentenza che definisce la sanità pubblica “un mercato sanitario” nel quale l’interesse dei medici del sistema sanitario in regime di attività libero professionale in intramoenia, “sia quello di ripristinare il confronto concorrenziale con i medici che prestano la propria opera privatamente” a  garanzia del proprio fatturato che sarebbe leso dal ticket.

“Vorrei – ha ribadito la Presidente della Giunta Regionale – in questa circostanza però riconfermare tutta la mia stima ed il mio apprezzamento per tutti i medici e gli operatori del servizio sanitario regionale che quotidianamente con abnegazione, professionalità ed impegno garantiscono al servizio sanitario regionale  di essere uno dei punti di eccellenza di tutto il Paese.
Per me e per la Giunta regionale dell’Umbria il diritto alla salute ed il diritto ad un servizio sanitario pubblico si esplica nel considerare i pazienti dei cittadini e non dei clienti, a questo valore e ideale non ci sarà nulla che farà cambiare l’azione di equità e responsabilità della Giunta regionale.

Per questo l’applicazione del decreto Balduzzi che innova e impone alle regioni una nuova e diversa disciplina della attività libero professionale in intramoenia troverà nei prossimi mesi piena attuazione nei limiti e nel rigore che il decreto impone.”
Ed a questo proposito forse si impone una scelta che altre regioni hanno fatto già in passato: una netta separazione fisica veramente controllata tra i luoghi, sempre pubblici, dove si esplica l’attività istituzionale e quelli deputati all’attività libero professionale
Si precisa infine, onde evitare confusione, che la sentenza esclude ogni ipotesi di retroattività sul ticket sanitario già riscosso dal servizio sanitario regionale.

 

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