Affronterà il tema delle frane in Umbria, delineando il quadro dello stato delle conoscenze e della gestione degli interventi il convegno che, promosso dall’assessore regionale per la mitigazione del rischio sismico e geologico Stefano Vinti, si svolgerà per l’intera giornata di domani venerdì 28 giugno a Perugia, nell’auditorium di “Sistema Edilizia” (via Pietro Tuzi 11) a partire dalle ore 9.
L’iniziativa è organizzata congiuntamente dalla Regione Umbria-Servizio Sismico e Geologico e dall’Ordine Regionale dei Geologi.
“Il convegno – sottolinea l’assessore Vinti – si pone come importante momento di riflessione dopo una stagione con piovosità eccezionale durante la quale si sono verificate numerosissime frane, alcune delle quali hanno messo in grave difficoltà i sistemi infrastrutturali e messo a rischio nuclei abitati e centri storici”.
I lavori si apriranno con l’intervento dell’assessore Stefano Vinti (ore 9.30), del coordinatore d’Ambito Territorio, infrastrutture e mobilità, Diego Zurli; del presidente dell’Ordine regionale dei Geologi, Oliviero Lolli; del segretario dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere, Giorgio Cesari.
Seguiranno le relazioni su censimenti, studi e ricerche per costruire la conoscenza a cura di vari esperti degli Uffici regionali, del Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Ricerca Protezione idrogeologica (Cnr-Irpi), dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), dell’Università di Perugia, del settore professionale e di Alta Scuola, la Scuola di Alta Specializzazione e Centro Studi per la Manutenzione e Conservazione dei Centri Storici in Territori Instabili.
I lavori del pomeriggio (dalle ore 15) saranno dedicati ad esporre la varietà dei casi di intervento sia in situazioni di emergenza che ordinarie e culmineranno in una tavola rotonda che svilupperà principalmente i temi della manutenzione, del monitoraggio e delle risorse necessarie.
Intanto si è svolta a Perugia la prima Conferenza Nazionale sul tema della messa in sicurezza e la protezione del territorio e del paesaggio
In Italia si verificano in media sette eventi disastrosi all’anno, con vittime, feriti, migliaia di
senzatetto e danni economici ingentissimi, connessi anche alla distruzione di beni culturali ed
ambientali.
Lo Stato spende in media circa un miliardo all’anno per riparare i danni causati dal
dissesto, mentre per la prevenzione vengono spesi in media 400 milioni di euro all’anno.
Il Ministero dell’Ambiente ha stimato che, per mitigare il dissesto idrogeologico e idraulico,
sarebbero necessari investimenti pari a 40 miliardi di euro in 15 anni (circa 2,7 miliardi all’anno).
In Umbria vi sono almeno 35 comuni a rischio esondazione e tantissimi a rischio frana.
Negli ultimi dieci anni l’Italia ha consumato molto più territorio rispetto agli altri paesi europei. La spinta ad arrestare questa tendenza è apparsa evidente con le proposte legislative in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo recentemente approvato in Consiglio dei Ministri e per le quali si attende la completa approvazione.
Questi dati mostrano che occorre promuovere un salto culturale per integrare sviluppo economico e ambientale e una maggiore sinergia tra interventi infrastrutturali e di politica industriale e quelli di natura ambientale, nell’ottica del raggiungimento dello Sviluppo Sostenibile per cui l’Italia ha assunto impegni anche nella recente Conferenza dell’ONU “Rio+20”.
Per affrontare con decisione e urgenza la questione e per contenere il consumo di suolo diventa prioritaria la pianificazione territoriale e urbanistica – afferma della Federazione dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali dell’Umbria, il Presidente Villarini – vanno
rafforzate le condizionalità previste dalla PAC (Politica Agricola Comune), garantendo lo scambiotra aiuti comunitari e manutenzione idraulico forestale e dei reticoli idrografici minori delle superfici agricole che generano l’aiuto stesso.
Priorità di accesso ai fondi e incentivi potrebbero essere assicurati alle aziende agricole che si impegnano nella manutenzione del territorio di propria pertinenza.
L’ambiente non è solo qualcosa da proteggere. Va migliorato continuamente. In questo modo si migliora la qualità della vita dei cittadini, si rafforzano le opportunità di far crescere l’Italia sul
piano economico e sociale, rendendolo un Paese attraente nel panorama mondiale, dove vivere bene e di cui apprezzare i prodotti e i servizi.
Per questo, si deve assicurare la messa in sicurezza e la tutela del territorio e del paesaggio.
I Dottori Agronomi e Forestali saranno in prima linea per contribuire con la loro professionalità a predisporre un metodo che superi l’emergenza, imponendo una programmazione di interventi prima straordinari e poi ordinari, con una "agenda" stretta e realistica.










