La Fondazione umbra costituita nel 1996 ha presentato un bilancio della sua attività e le difficoltà con cui si deve confrontare

Solo quattro banche operanti in Umbria – l’Unicredit, la Banca Popolare di Ancona (in precedenza: di Todi) ora UBI, la Banca di Mantignana Credito Cooperativo Umbro e la Banca Popolare di Spoleto – nonché solo una delle numerose fondazioni delle ex Casse di risparmio presenti sul territorio regionale – la Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia – hanno pienamente collaborato all’attività della “Fondazione Umbra contro l’usura”.
Questa amara considerazione si legge nella relazione ai bilanci della Fondazione: “Gli altri istituti, anche nei confronti di interventi garantiti con fideiussione del cento per cento, applicano parametri meramente aziendalistici. Nei confronti di due di questi istituti, il Consiglio Direttivo ha deliberato la revoca della convenzione; mentre verso gli altri istituti, che sembrano essere solo parzialmente sensibili, sarà necessaria opportuna opera di chiarificazione, prima di procedere alla (eventuale) revoca delle convenzioni”.
Questo mentre la grave crisi economica in atto ha oltremodo ampliato la platea degli assistibili (ora si rivolgono sempre più spesso alla Fondazione i ceti medi) e l’importo richiesto è di norma superiore ai 25.000 euro stabiliti dallo statuto dell’istituzione umbra. Ed i tassi bancari mediatamente applicati in Umbria sono superiori a quelli praticati dalle banche delle regioni limitrofe.
L’esaurimento dei fondi assegnati ha comportato nel 2006 un vero e proprio crollo rispetto agli interventi di prevenzione effettuati dalla Fondazione. Gli interventi che si sono potuti effettuare nel 2006 sono stati soltanto 22 con un impegno di spesa pari a 271.000 euro. Nel 2004 erano stati ben 79, con più di 2 milioni di euro deliberati, ma la crisi aveva già avuto inizio nel 2005 con un dimezzamento degli interventi (39 interventi con più di 400.000 euro deliberati).
La Legge 108/96 prevedeva un fondo di prevenzione per i primi tre anni di entrata in vigore, cui si aggiunse la previsione della legge finanziaria dell’anno 2001. Il totale delle somme assegnate per tali titoli fu di complessivi 6.661.929 euro. Successivamente, nulla è stato più previsto dallo Stato se non l’importo di euro 511.390 erogati nel 2006 dall’attuale esecutivo, il che ha portato a 7.173.319 euro il totale dei contributi assegnati alla Fondazione.
Per la lotta all’usura la Fondazione ha fruito di contributi per complessivi 221.959 euro (dei quali ben 171.300 da parte della Regione dell’Umbria, 25.000 dalla Camera di Commericio di Perugia ed il restante dai Comuni di Perugia e di Terni e dalla Provincia di Terni. Anche per il 2006, le categorie più a rischio di usura si sono confermate essere, nell’ordine, i commercianti, e quindi i lavoratori dipendenti, gli artigiani, i piccoli imprenditori ed i pensionati.
Le insolvenze ammontano ad 275.612 euro, pari al 22% cento,
rispetto al 25,6 dell’anno precedente. La situazione in Umbria parrebbe essere diversa da quella esistente a livello nazionale anche sul fronte della lotta all’usura, essendosi riscontrato nell’ultimo quadriennio un, sia pure limitato, aumento di denunce: dalle 37 del 2001 si è passati alle 46 del 2002, alle 51 dell’anno 2003, alle 53 del 2004, alle 55 del 2005.
La Fondazione venne costituita il 30 gennaio 1996. Sul territorio sono operativi punti di ascolto, informazione e raccolta delle domande di intervento economico, ovvero di tutoraggio. Attualmente sono operativi i centri di Perugia, Terni, Spoleto, Orvieto e Gubbio, mentre è in fase di approntamento il centro di Foligno.

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