Il recente accordo tra Governo e sindacati sulla riforma del Welfare sta causando contrasti anche all’interno della CGIL dell’ Umbria. Il Comitato Direttivo Regionale lo ha approvato ma con una significativa opposizione, quasi il 20%.
Il Comitato Direttivo ha impegnato a maggioranza e sollecitato tutte le strutture della CGIL e l’intero gruppo dirigente ad attivarsi, a partire dai luoghi di lavoro, per realizzare una capillare azione di informazione ed orientamento delle lavoratrici e lavoratori, dei pensionati e pensionate sul merito del protocollo. Delle proposte della minoranza accolta solo quella di un “voto certificato” da parte dei lavoratori, anche se al momento non c’è l’adesione alla richiesta di un referendum.
Le ragioni dei contrari hanno invece raccolto dieci voti contro 48 evidenziando secondo la minoranza CGIL “un problema non risolto: quello del “ruolo”, dell’iniziativa, dell’operare di un sindacato come la CGIL, autonomo e democratico, tanto più a fronte di un Governo di centrosinistra”. La mancata mobilitazione dei lavoratori è la prima critica che viene rivolta alla direzione di Epifani: ”Essere arrivati alla fine di luglio, al tempo prevedibilmente utile per fare un accordo e una mediazione senza avere messo in campo l’unico strumento a disposizione del sindacato, quello della partecipazione e mobilitazione, ha di fatto consegnato la soluzione di un confronto sindacale al rapporto tra forze politiche che compongono il Governo”.
Nel merito dell’accordo, gli aderenti alla posizione risultata minoritaria, esprimono apprezzamento per alcuni titoli riguardanti l’aumento delle pensioni minime e per le pensioni dei giovani ci sono elementi positivi come la totalizzazione dei contributi, il riscatto della laurea, le coperture dei contributi legati a percorsi lavorativi discontinui. Deludente invece la parte riguardante l’abolizione dello scalone Maroni, mentre preoccupante è reputato il fatto che sui lavori usuranti, data la platea molto estesa, sia stato calibrato un tetto di spesa di cinquemila lavoratori all’anno.
Preoccupazione c’è pure per la verifica dei “coefficienti” anche se c’è un impegno, solo un impegno, per l’innalzamento delle pensioni dei più giovani che, a differenza della Legge Dini, vengono portate almeno al 60% delle ultime retribuzioni. Da ciò la contrarietà sul capitolo relativo alla previdenza e questo giudizio è confermato sull’insieme dell’accordo, ma in particolare sul mercato del lavoro e sulla contrattazione.
“Infatti da un lato c’è il positivo aumento della durata dell’indennità di disoccupazione, anche se stenta una vera riforma degli ammortizzatori sociali, dall’altro più che un superamento della Legge 30 si è provveduto a cancellare solo una delle forme contrattuali più precarizzanri (la job on call) e la sola costituzione di una commissione per la verifica dello staff leasing, ma si tratta forse più di un riassestamento della legge che di una cancellazione o un superamento. Incomprensibile, invece, la decisione di eliminare la contribuzione aggiuntiva che grava sullo straordinario, un vero colpo ai giovani dal momento che per un’azienda sarà sempre più conveniente ricorrere al lavoro straordinario piuttosto che assumere, inoltre porta di fatto ad un aumento dell’effettivo orario di lavoro”.
- Redazione
- 30 Luglio 2007









