La situazione fotografata nei minimi dettagli dal rapporto dell'Inail (la cui versione integrale è disponibile in allegato)

Alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2007, risultano pervenute all’INAIL complessivamente 927.998 denunce di infortuni avvenuti nell’anno 2006: circa 12.000 casi in meno rispetto al 2005, pari a una flessione di 1,3 punti percentuali, contro il -2,8% che si era registrato nel 2005 (27.000 infortuni in meno rispetto al 2004).
Degli infortuni 2006, 836.366 si sono verificati nell’Industria e Servizi, 63.019 in Agricoltura e 28.613 tra i dipendenti dello Stato. In Umbria contro i 19.533 del 2006 vi sono stati, nel 2006, 18.830 infortuni con un calo percentuale del infortuni del 3,6%.
Il calo infortunistico è risultato più consistente, come ormai di consuetudine, in Agricoltura (-5,2%)
e sostenuto, comunque, anche nell’Industria e Servizi (-1,0%), mentre, in controtendenza, per i lavoratori dello Stato si è registrato un aumento dello 0,2%, molto più contenuto comunque di quelli osservati negli anni precedenti.
In crescita gli infortuni in itinere passati complessivamente dai circa 89.000 casi del 2005 a quasi 91.000 del 2006 (+1,8%). Il calo complessivo dell’ 1,3% assume, comunque, maggiore rilievo se si tiene conto che nel 2006 il numero degli occupati è cresciuto dell’ 1,9%.
Analizzando i dati disaggregati a livello regionale, se in termini di valori assoluti – come già detto nei paragrafi precedenti – la regione con maggior numero di eventi lesivi risulta essere la Lombardia, quella con più elevata frequenza di accadimento risulta l’Umbria, per la quale si è rilevato un indice maggiore di quasi il 47% rispetto alla media nazionale, comunque in calo rispetto a quello precedente.
Per l’Umbria si deve sottolineare che in tale regione operano imprese che sono per lo più di piccole dimensioni e a carattere artigianale e c’è una maggiore presenza, rispetto al complesso nazionale, dei settori delle Costruzioni edili e delle Lavorazioni di materiali per l’edilizia e produzione di ceramica: tutto ciò rende il tessuto produttivo della regione particolarmente rischioso.
Ma la cosa più preoccupante è che alla stessa data di rilevazione del 30 aprile 2007, risultano denunciati all’INAIL 1.302 casi mortali avvenuti nel 2006, dei quali 1.169 sono di competenza dell’Industria e Servizi, 121 dell’Agricoltura e 12 dei Dipendenti dello Stato.
Rispetto all’anno precedente (1.274 casi denunciati) si registra, dunque, una crescita complessiva di 28 casi mortali, quale risultato di un aumento di 47 casi nell’Industria e Servizi e di un calo di 16 casi in Agricoltura e di 3 casi per i dipendenti dello Stato.
Per di più va anche detto che, mentre il dato 2005 può considerarsi, ormai, consolidato – salvo eventuali lievi aggiustamenti per casi ancora in trattazione per il riconoscimento dei requisiti di tutelabilità – il numero di infortuni mortali del 2006 è da considerare provvisorio e destinato ad implementarsi nei prossimi mesi, a causa sia dei tempi tecnici di accertamento e definizione dei casi mortali, sia per i criteri di rilevazione adottati che considerano i decessi avvenuti entro 180 giorni dalla data dell’evento.
Sulla base di proiezioni statistiche, effettuate in base alle esperienze storiche di consolidamento dei dati, il numero di infortuni mortali 2006, che già attualmente ha rivalicato la soglia delle 1.300 unità, che si riteneva abbattuta definitivamente l’anno precedente, è destinato a riposizionarsi su livelli prossimi ai 1.350 casi.
All’incremento del 2,2% dei casi mortali registrato nel 2006 a livello nazionale hanno contribuito circa la metà delle regioni. Anche se, come già detto in precedenza, la consistenza numerica è da ritenersi, dal punto di vista strettamente statistico, relativamente limitata, non possono passare inosservati i 20 casi mortali della provincia autonoma di Trento (erano 7 casi nel 2005) e comunque l’elevato numero di casi mortali della Lombardia (232), dell’Emilia Romagna (119), del Veneto (115), del Piemonte (109) e del
Lazio (100). Da segnalare che, per le suddette regioni, solo in Emilia Romagna e nel Lazio si assiste nel 2006 ad un calo degli infortuni mortali (18 casi in meno per entrambe); 13 casi in meno si sono registrati in Campania e 10 casi in Sicilia.
In Umbria, infine, si sono verificati esattamente gli stessi infortuni mortali sia nel 2005 che nel 2006 (26).
La crescita, inoltre, riguarda specificamente i decessi avvenuti nell’esercizio dell’attività lavorativa aumentati rispetto al 2005 di circa 50 casi), mentre prosegue la tendenza al ribasso di quelli in itinere (
255 casi nel 2006, contro i 275 casi del 2005), confermando la favorevole inversione di tendenza registrata già nel 2003 (355 casi) rispetto al 2002, anno in cui si era toccato il massimo di 396 casi denunciati.
La percentuale di donne che subiscono infortuni sul lavoro si mantiene stabile, anche per il 2006, su valori intorno al 27% del totale. Alla diminuzione nel 2006 rispetto all’anno precedente del fenomeno infortunistico (rilevata come si è detto pari all’ 1,3% per il complesso delle gestioni) hanno contribuito, in pratica, quasi esclusivamente i maschi (-1,7%), mentre per le donne si deve registrare una sostanziale stabilità (-0,1%), in presenza di un incremento occupazionale rilevato dall’ISTAT nella misura dell’1,9% per il complesso e, rispettivamente, dell’1,5% per la componente maschile e del 2,5% per
quella femminile.
Per entrambi i sessi, circa l’80% degli infortuni si concentra nelle fasce di età centrali (18-34 e 35-49 anni), equamente ripartiti per quanto riguarda gli uomini, con una decisa prevalenza nella classe 35-49 anni, per le donne; la quota di infortunati anziani (età comprese tra i 50 e i 64 anni) è più alta invece per le donne che non per gli uomini, che risultano, a loro volta, più penalizzati nelle età estreme (fino a 17 e oltre 64 anni).
Nei casi mortali, invece, la presenza femminile è molto più contenuta (8% dei casi nel 2006) rispetto a quella maschile, in virtù di un prevalente impiego in mansioni e settori di attività generalmente meno rischiosi. All’incremento di 28 casi mortali registrato nel 2006 rispetto al 2005 per il complesso delle gestioni hanno contributo, in valore assoluto, quasi equamente i due sessi (15 casi mortali per i maschi e 13 casi per le femmine); in termini percentuali, invece, l’aumento per il genere femminile è stato più consistente di quello maschile (+14,8% e +1,3% rispettivamente).
Sono le due principali forme di lavoro atipico, i lavoratori parasubordinati e i lavoratori interinali (o a “somministrazione di lavoro”) quelle che hanno fatto registrare nell’anno 2006 i maggiori incrementi in termini di infortuni (+19% circa rispetto al 2005, per entrambe le categorie); situazione pressoché analoga per quanto riguarda l’andamento degli infortuni mortali, anche se va detto che si tratta – statisticamente parlando – di piccoli numeri e, per la maggior parte, di infortuni in itinere.
Analizzando il dettaglio territoriale, per i settori Industria e Servizi la riduzione degli infortuni registrata tra il 2005 e il 2006 ha riguardato tutte le regioni del Centro-Nord, ad eccezione della Provincia autonoma di Bolzano con +0,8% e del Friuli Venezia Giulia (+0,6%), e tutte le regioni del Sud, a parte la Sicilia e la Basilicata dove si riscontrano modesti incrementi. Per area geografica si distingue il Sud con un calo del 2,5%,dove spicca il -4,8% del Molise e il -3,6% della Puglia.
In Agricoltura, ad eccezione della Trentino Alto Adige che presenta un modesto incremento dell’1%, si assiste ad una diminuzione generalizzata in tutte le altre regioni, chepresenta i suoi valori più elevati in Calabria (-17,8%), in Sicilia (-9,4%) e in Umbria (-8,5%).

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