Solo uno su tre ce la fa a trasformare il rapporto a tempo indeterminato, ma la situazione è molto diversificata tra regioni e settori di attività

La percentuale di quanti passano dall’interinale al contratto di lavoro a tempo indeterminato è ancora troppo bassa e giustifica le critiche che vengono dal mondo sindacale.
Secondo Assolavoro, solo il 35% degli interinali italiani, dopo qualche missione (così si chiama l’esperienza di impiego temporaneo presso l’azienda cliente dell’Agenzia) riescono ad ottenere la stabilizzazione.
Il dato cambia tra le diverse Regioni e settori di attività e non è ancora consolidato nelle indagini ufficiali.
Ma i 440.855 interinali iscritti all’Inail a fine 2005, valgono come prova indiretta di questo flusso positivo.
Anche il sindacato concorda sulle percentuali di conversione in lavoro stabile. Ma continua a criticare l’utilizzo che viene fatto di questa forma di impiego a termine.
Come osserva Filomena Trizio, segretaria generale di Nidil- Cgil, il sindacato che rappresenta gli atipici, “questo strumento era nato con una logica di straordinarietà e prevedeva ragioni di causalità specifiche nei contratti. Insomma, doveva essere la risposta a una domanda di lavoro qualificato. Poi, con la legge 30, molti vincoli sono stati stravolti e le tutele per i lavoratori sono state allentate“.

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