L'ufficio studi della CGIA di Mestre rileva che il fenomeno, anche se statisticamente diminuito, è da record europeo

Anche se valutare i “mondi sommersi” dell’economia e della società italiana è quasi impossibile, per cui i risultati delle indagini di qualche ardimentoso vanno sempre presi per le molle, sembrerebbe che la “prassi” del lavoro nero stia diminuendo in Italia.
Tra il 2000 e il 2005 (ultimi dati statisticamente disponibili elaborati dall’organizzazione degli artigiani di Mestre) i lavoratori in nero presenti in Italia sarebbero diminuiti di 316.600 unità. Nello stesso periodo i lavoratori regolari, invece, sono cresciuti di 1.198.400.
Stiamo parlando di unità di lavoro standard. Un parametro, quest’ultimo, che l’Istat identifica come posizioni lavorative (siano esse regolari o irregolari) a tempo pieno (cioè di 8 ore al giorno).
Secondo la CGIA di Mestre le ragioni di questo risultato vanno ricercate nella regolarizzazione degli extracomunitari avvenuta con la “Legge Bossi-Fini” e negli effetti dispiegati nel tempo dalla cosiddetta “Legge Treu” che ha introdotto forme di lavoro flessibile.
E’ ovviamente ancor più una interpretazione, quella degli artigiani mestrini sulla causa della diminuzione, ma altre al momento non ve ne sono state, anche se qualche dato ulteriore dovrebbe essere approfondito.
Con l’approvazione della Bossi-Fini, infatti, tra i 600/700.000 extracomunitari regolarizzarono la loro posizione lavorativa. E’ questo un numero quasi doppio della presunta diminuzione del lavoro “nero”. Ciò farebbe pensare che di lavoro clandestino ve ne sia ancora tanto e che resti sempre difficile quantificarlo.
Comunque alla CGIA c’è la convinzione che gli effetti della Legge Biagi e dell’azione di controllo avviata dall’attuale Ministro del lavoro, soprattutto nei cantieri edili, possa in qualche modo migliorare il trend  registrato tra il 2000 e il 2005.
Rimane un dato, sempre per l’organizzazione veneta: il lavoro nero in Italia, nonostante questi segnali in controtendenza, costituisce una piaga sociale ed economica che non ha eguali in Europa.

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