Nuove speranze, da una ricerca italiana, per quegli otto milioni di italiani che soffrono del disturbo

Una ricerca, che è ancora in via di pubblicazione, potrebbe a detta degli esperti rivoluzionare il modo di curare l’ emicrania, che solo in Italia colpisce da 6 a 8 milioni di persone.
Il mistero del mal di testa e delle sue basi genetiche potrebbe essere stato svelato da alcuni ricercatori del Centro cefalee dell’ospedale Le Molinette di Torino, guidati da Lorenzo Pinessi.
Gli scienziati, con una ricerca che per ora non ha equivalenti al mondo, sono infatti a un passo dall’identificare un particolare frammento di Dna, un ‘locus genico’ responsabile degli attacchi di emicrania, e della trasmissione della malattia di genitore in figlio.
Di questa patologia soffre dal 12 al 15% della popolazione adulta, e nei bambini a soffrirne è la stessa percentuale.
I primi sintomi si vedono già in età pre-scolare, intorno ai 5-6 anni, mentre per le bambine è più frequente con la comparsa del menarca.
I ricercatori hanno studiato per alcuni anni i pazienti con emicrania e le loro famiglie, alla caccia di una porzione di Dna che fosse sempre presente quando c’era anche la malattia. E, ora, sono a un passo dall’aver dimostrato che una particolare porzione di Dna è proprio quella responsabile dell’emicrania.
Al XXI Congresso nazionale della Società per lo studio delle cefalee (Sisc), tra le altre cose, gli esperti saranno impegnati anche sul fronte dei mal di testa causati dall’abuso di farmaci inappropriati come gli antinfiammatori: un problema che coinvolge almeno 500 mila italiani, il 10% di quelli che soffrono di cefalea, e che costituisce la quinta causa di disabilità neurologica al mondo.

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