Un'indagine rileva che oltre l'80% di giovani e adolescenti ammette di aver fatto uso di marijuana o hashish

Un terzo circa della popolazione italiana ha usato cannabis in qualche momento durante la propria vita.
Il dato tuttavia è in continua crescita, in quanto quelli riferibili alle nuove generazioni sono molto più alti.
Secondo i pediatri italiani, otto giovani su dieci hanno fatto uso di cannabis.
Come risulta dai risultati di un’indagine condotta nel 2006 sul territorio nazionale, l’80,3% dei giovani tra i 14 e i 30 anni in Italia ha ammesso di aver fatto uso di marijuana o hashish, più della metà di essi ha continuato a farne uso e un terzo di essi ne fa uso regolarmente o addirittura più volte ogni giorno (6%).
Il 73% ha dichiarato di essere consumatore abituale di alcool e di averne abusato nel mese precedente all’indagine. I giovani non solo si drogano sempre di più, ma vengono a contatto con le droghe in età sempre più precoce (il 20% tra i 12 e i 15 anni).
Il momento in cui si è maggiormente a rischio è proprio quando si frequenta la scuola media e superiore.
Sull’uso della cannabis e di altre droghe in voga, più per l’imitazione tipica delle “greggi” che per vera necessità, aumentano i riscontri scientifici.
Secondo Antonio Aversa della cattedra di medicina interna dell’Università La Sapienza di Roma, l’uso della cannabis può avere ripercussioni sulla capacità sessuale. Per la ricerca “sono stati selezionati 61 soggetti di età inferiore ai 40 anni con deficit erettivo ed a tutti è stato chiesto se facevano uso di cannabinoidi per uso ricreativo. E’ stata individuata l’alterazione di entrambi i meccanismi vascolari preposti alla vasodilatazione. I risultati sono stati che il 72% dei giovani con problemi usava o aveva usato nel passato la cannabis”.
Non migliori le notizie di un gruppo di scienziati portoghesi sull’ecstasy, che riesce a distruggere le cellule del cervello attaccando le centraline energetiche dei neuroni.
Lo studio è pubblicato sull’ultimo numero della rivista Journal of neuroscience, ed è stato condotto da Felix DrogaDias Carvalho, tossicologo dell’università di Porto. La consumazione dell’MDMA (principio attivo dell’ecstasy) avrebbe l’effetto di accelerare il processo di invecchiamento dei neuroni che potrebbe portate anche a malattie neurogenerative come l’Alzheimer.

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