L'esperienza degli operatori del Centro per i disturbi alimentari respinge senza appello l'iniziativa del famoso pubblicitario

Oliviero Toscani con la sua campagna contro l’anoressia ha sbagliato. Chi ha vissuto in prima persona il problema e chi lo tratta quotidianamente in uno dei pochi centri pubblici esistenti in Italia ne è certo oltre ogni ragionevole dubbio.
A Todi
, sulla base delle prime esperienze della pediatria dell’ospedale, da anni opera un Centro per i disturbi alimentari della USL 2 che, pur avvalendosi delle strutture ospedaliere, è collocato al di fuori del nosocomio, nel Palazzo Francisci, una struttura realizzata anche con il concorso dell’Etab “La Consolazione”.
La struttura per il trattamento riabilitativo dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) di Todi ha iniziato la sua attività nel corso dell’anno 2004 per dare risposta alla crescente domanda di cura riferita ai DCA: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati, in particolare Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI) che risulta il più frequente.
Il programma riabilitativo è rivolto ai pazienti che non rispondono al trattamento ambulatoriale, ma non presentano serie complicanze mediche tali da richiedere il ricovero ospedaliero.
Nel corso del 2006 sono stati seguiti in regime di semi residenzialità 54 utenti con 1.653 giornate di assistenza, mentre gli utenti seguiti in regime di residenzialità sono stati 56 (contro 38 del 2005), con 3.600 giornate di assistenza.
Deleteria dal punto di vista della prevenzione“, ha affermato Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, responsabile del centro, riferendosi alla campagna pubblicitaria. “Le ragazze che hanno questo problema, quella fotografia non la trovano per niente orribile, loro vogliono essere così“.
“Sensibilizzare va bene, ma non così – continua Dalla Ragione – infatti la maggior parte delle persone che si occupano, dal punto di vista ‘tecnico’, del problema sono state contrarie. E non per ragioni moralistiche, ma perchè questa scelta comunicativa non è efficace”.
Il rischio che si corre è quello di generare una sensazione di repulsione nelle persone normali, più che la voglia di prendersi cura di queste persone.
Fabiola De Clercq, presidente dell’Aba, associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia definisce la foto “esageratamente cruda”, inquietanti gli occhi di Isabelle Caro.
Accanto alle critiche c’è l’apprezzamento della campagna da parte del Ministro della Salute Livia Turco.
“Un’iniziativa come questa è uno strumento da prendere in assoluta considerazione”, il commento del Ministro.
Purtroppo il Ministro non ha considerato che le ragazze, ma anche un’aliquota crescente di ragazzi, col comportamento anoressico cercano disperatamente di attirare l’attenzione su di sé, sui loro problemi.
La pubblicità quindi ha sicuramente un effetto controproducente, offrendo un motivo in più per continuare ed esasperare un comportamento, offrendo un “palcoscenico” a chi disperatamente cerca di “dare spettacolo” del proprio disagio.
D’altronde, recenti ricerche americane hanno puntato il dito accusatorio, proprio per questo aspetto, sulle campagne mediatiche di prevenzione che, prima di tutto, contribuiscono all’affermazione dell’idea che “tutti fan così”.

condividi su: