Secondo l'analisi della Confindustria di Perugia la congiuntura evidenzia segnali preoccupanti, soprattutto per i settori dell'edilizia, dell'alimentare, della chimica e della meccanica

La Confindustria di Perugia, in occasione del rinnovo del Consiglio direttivo, ha preso in esame la situazione economica dell’Umbria, situazione che denuncia segnali negativi per alcuni settori trainanti.
L’analisi della congiuntura dei vari comparti produttivi ha visto constatare una difficoltà diffusa soprattutto in quei comparti che negli ultimi anni avevano registrato un andamento positivo piuttosto costante, in particolare edilizia, alimentare, chimica e in parte anche la meccanica. Nel corso del 2007 il livello di crescita è stato inferiore a quello ipotizzato all’inizio dell’anno e leggermente inferiore al dato medio nazionale.
Dal settore edile arrivano i segnali più preoccupanti di un’inversione di tendenza rispetto ai ritmi di crescita degli ultimi otto-dieci anni. In Umbria per il settore si prospetta un periodo durissimo dovuto alla concomitanza della fine della ricostruzione, del drastico ridimensionamento di risorse per gli investimenti e per le manutenzioni di opere pubbliche e del rallentamento del mercato immobiliare privato.
Un recente monitoraggio CRESME sul numero assoluto e sugli importi complessivi delle gare bandite nei primi sei mesi del 2007 assegna all’Umbria la maglia nera con il dato peggiore sia per numero che per valori, con un calo del 58% dei bandi e un calo di quasi il 69% sugli importi per investimenti sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Le difficoltà dell’edilizia si riversano anche sulle aziende che operano nell’indotto e forniscono laterizi, materiali per le costruzioni e per l’arredamento che rappresentano una parte consistente del tessuto produttivo locale.
Il settore alimentare e mangimistico sta cominciando a risentire dell’aumento dei costi internazionali di alcune materie prime come cereali, latte e derivati, zucchero, uova, carne, che incidono sui costi di produzione di alcuni prodotti fino al 70%. Per un gran numero di imprese alimentari questi aumenti andranno ad incidere in maniera consistente sui costi di produzione e solo in minima parte potranno essere compensati da aumenti di produttività, dalla contrazione di margini di profitto già esigui e dall’utilizzo delle scorte.
Anche i comparti della chimica e della meccanica scontano l’aumento del costo di alcune materie prime utili alla produzione e dell’energia. Per l’industria meccanica in particolare si registra un marcato rallentamento soprattutto per le imprese più dimensionate e meno strutturate.
Dal comparto turistico alberghiero arrivano segnali di stabilità. È emersa la necessità di puntare molto sulla comunicazione ancora carente rispetto alle potenzialità che l’Umbria può esprimere in questo settore.
Positivi i dati provinciali sull’andamento delle esportazioni che a livello nazionale sono aumentate del 11,6%. I risultati della provincia di Perugia, con un valore di 929 milioni di euro, fanno infatti registrare un aumento del 16,95% rispetto allo stesso periodo del 2006. Si tratta di un aumento superiore di oltre cinque punti rispetto alla media nazionale.

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