Con: George Clooney, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Sidney Pollack. Regia: Tony Gilroy. Genere: Thriller. Durata: 119 minuti.

Alla mostra del cinema di Venezia molti avrebbero voluto che, per questo film, fosse assegnata a George Clooney la Coppa Volpi per il miglior attore maschile. La suddetta è finita invece nelle mani dell’amico-rivale Brad Pitt interprete del mitico bandito Jesse James, che gliel’ha inaspettatamente soffiata. Poco male Mr. Clooney, con un Oscar già all’attivo (Syriana) e una serie di altri riconoscimenti, ha ben dissipato qualsiasi dubbio sulla sua professionalità. Oltre l’immagine patinata da mega-star più sexy del pianeta c’è un attore che sa il fatto suo. E in fondo, in questi tempi di usi e costumi spesso tendenti al cattivo gusto, un po’ di classe in stile anni ’50 non guasta affatto.
Collocandosi nel filone dei legal-thriller di denuncia sociale, Michael Clayton rischiava piuttosto di ripetere quello schema un po’ manicheo alla “Davide contro Golia”, che si sviluppa nel duello legale tra gli avvelenati poveretti e le multinazionali distributrici di veleno (che sia tabacco, prodotti chimici o scorie industriali). In mezzo l’indomito avvocato che, come la fionda di Davide, colpisce il gigante e porta a casa una vittoria insperata.
Sebbene tutti questi ruoli siano formalmente presenti, il film rompe decisamente la schematicità del plot minimizzando il lato thrilling della trama per focalizzare l’attenzione sui personaggi ambigui e ben costruiti. A fronte di una regia scarna e sacrificata, sono i 3 attori principali a stabilire il ritmo e l’identità del film, i quali riescono comunque a destare interesse e riflessione.
Da un lato c’è la capo ufficio-legale di un’industria di fertilizzanti chimici citata in giudizio da un gruppo di persone, vittime degli effetti nefasti sulla salute di un suo prodotto. Al suo opposto c’è il più quotato avvocato di uno studio legale newyorkese a cui è affidata la difesa della multinazionale, il quale, stanco di fare la parte dell’avvocato del diavolo e folgorato dall’innocente e ingenua bellezza di una delle vittime, subisce una specie di conversione dai tratti quasi mistici e passa dalla difesa all’accusa. Nel mezzo c’è Michael Clayton, avvocato ambiguo che, per una serie di circostanze sfavorevoli, finisce per accettare i più torbidi compromessi. Abituato a lavorare nell’ombra, lui è “l’uomo delle pulizie”, quello che sistema i problemi scottanti dei clienti che “contano”, esperto nell’arte di insabbiare quei casi che non devono venire alla luce.
Interpretando con grande credibilità questo simbolo dell’opacità umana, Clooney ne fa emergere la personalità tormentata, schiacciata dal peso di un sistema perverso. 3 personaggi “sull’orlo di una crisi di nervi”, vittime e carnefici al contempo di una trama a cui si sceglie di dare uno sbocco positivo, ma nient’affatto consolatorio.

Se ti piace questo genere di film guarda…
Insider
di M. Mann
L’uomo della pioggia di F. F. Coppola

condividi su: