L’Istat ha presentato i principali risultati di una ricerca sul modo in cui gli italiani si avvicinano alla pensione: ”Transizione verso la pensione e conclusione dell’attività lavorativa”. La ricerca si riferisce al secondo trimestre del 2006 e sembra voler decisamente smentire quanti diffondono timori sul sistema pensionistico italiano.
L’attenzione è stata rivolta alle persone di età compresa tra 50 e 69 anni. I risultati si basano sulle risposte fornite dai soggetti intervistati. Hanno risposto ai quesiti del modulo ad hoc circa 32 mila persone, .
Meno del 3% degli occupati tra 50 e 69 anni (circa 140 mila unità) ha ridotto l’orario di lavoro in vista della pensione, e solo una quota di poco superiore conta di farlo entro qualche anno.
Nonostante l’esistenza di raccomandazioni in ambito comunitario, oltre il 90% degli occupati non ha diminuito l’orario in vista del pensionamento e non pensa di farlo in futuro. La quota di coloro che riducono l’orario di lavoro aumenta con il crescere dell’età anagrafica: dall’1,2% tra 50 e 54 anni si passa al 9,9% tra 65 e 69 anni.
Una parte marginale di quelli che hanno ridotto l’orario ha beneficiato di una qualche agevolazione, generalmente connessa a una riduzione salariale proporzionalmente inferiore alla diminuzione delle ore lavorate, oppure all’eliminazione di ore di straordinario non retribuito.
Nel Nord si registra la più alta percentuale di persone che hanno ridotto l’orario di lavoro (3,8%),nel Mezzogiorno quella più bassa (1,8%); una maggiore propensione alla riduzione dell’orario in vista del pensionamento si rileva inoltre tra i lavoratori indipendenti, sia nel caso che usufruiscano di agevolazioni sia senza.
Per quanto riguarda il ritiro dall’attività lavorativa si osserva che tra gli occupati 50-59enni il 40,9% pensa di concludere l’attività non prima dei 65 anni, mentre il 39,9% tra 60 e 64 anni; al contempo, tuttavia, il 19,2% prevede di ritirarsi prima dei 60 anni .
Tra gli uomini è maggiore la quota di coloro che prevedono di chiudere la carriera a 65 anni e più, mentre tra le donne prevalgono i ritiri tra 60 e 64 anni.
Prevedono di uscire dal mercato del lavoro prima dei 65 anni soprattutto gli occupati alle dipendenze, mentre quasi due lavoratori indipendenti su tre pensano di proseguire il lavoro almeno finoa 65 anni.
L’età prevista per il ritiro si innalza sensibilmente nel Mezzogiorno, dove la metà degli occupati tra 50 e 59 anni prevede di terminare l’attività a 65 anni e più.
Il 7,9% degli occupati tra 50 e 69 anni (405 mila unità) al momento dell’intervista stava volontariamente prolungando l’attività lavorativa nonostante avesse già maturato il diritto a percepire una pensione di anzianità o vecchiaia. Se si pensa che uno dei principali obiettivi della politica previdenziale comunitaria è proprio quello di ampliare nel breve termine tale platea di occupati, si tratta indubbiamente di una quota piuttosto contenuta.
Va segnalato, inoltre, che nel secondo trimestre 2006 otto lavoratori su 100 risultavano occupati e, al contempo, percettori di pensione (per l’88,6% da lavoro).
- Redazione
- 12 Novembre 2007









