Al termine di un progetto biennale c'è stato il confronto a Bologna tra le conclusioni di tre scuole umbre e due emiliane romagnole: soprattutto nel mondo del lavoro c'è molto da fare per realizzare la parità uomo-donna

Umbria ed Emilia Romagna si sono confrontate sulle pari opportunità e sulle differenze di genere così come vengono “apprese” sui banchi scolastici, attraverso le rappresentanze di cinque scuole superiori.
E’ accaduto a Bologna, nell’ambito del Com-Pa (il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese), dove sono state di scena le esperienze e le riflessioni elaborate in classe lavorando su progetti incentrati su “genere e diritto di cittadinanza”.
Umbria ed Emilia Romagna: due regioni italiane, tradizionalmente all’avanguardia sul versante dell’acquisizione e della tutela dei diritti, dell’attenzione alla dignità umana in tutte le sue forme e dell’affermazione dei servizi alla persona.
Gli studenti di tre scuole umbre  (l’Istituto statale di istruzione superiore  “Salvatorelli” di Marsciano, il Liceo classico “Mariotti” di Perugina e il Liceo statale “Properzio” di Assisi) e di due dell’Emilia Romagna (il Liceo ginnasio statale Cevolani di Cento e l’Istituto professionale Mortante di Sassuolo) hanno dato vita ad un vivace dibattito nel quale sono emerse consapevolezze, dubbi e proposte maturati esplorando insieme ai propri insegnanti il complesso rapporto genere-cittadinanza-democrazia.
Per l’Umbria l’esperienza è partita da una proposta lanciata dalla Provincia di Perugia (Assessorato alle Pari opportunità), in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, che ha visto impegnate per circa due anni otto scuole superiori in un lavoro volto a contribuire ad accrescere la cultura di genere nel mondo della scuola, portando i giovani a riflettere per aumentare la consapevolezza di tutte le implicazioni sociali della parità: nella formazione, nel mondo del lavoro, nella vita privata. L’esperienza è stata condotta attraverso il metodo della “scrittura di sé”, sotto la guida di un Comitato di esperti composto da Maria Teresa Marziali (pedagogista), Cristina Gatti (docente presso l’Itas Bruno di Perugia), Francesca Marino (docente Liceo Properzio), Cinzia Mion (psicologa), Eleonora Mosconi (docente di lettere) e Rosaria Porcaro (docente di storia contemporanea).
Dopo due anni di attività, i ragazzi coinvolti nel progetto sono giunti alla consapevolezza che, nonostante i tanti diritti conquistati, la parità non si sia completamente affermata neanche in società complesse come la nostra.
Analoghe esperienze sono state condotte in Emilia Romagna, come dimostrato dal confronto di Bologna. Nonostante le molte conquiste raggiunte, vi è la sensazione che ancora molto debba essere compiuto, per abbattere gli stereotipi che continuano a imperversare, per creare una società che riconosca ad entrambi i sessi il diritto all’autoaffermazione e alla relazione.
E dal punto di vista dei ragazzi il mondo del lavoro sembra essere quello più insidioso, in cui continuano ad annidarsi i germi della discriminazione di genere.
Da qui l’esigenza di continuare a lavorare su questo campo, magari in più stretto collegamento tra le scuole di regioni diverse, dando luogo ad azioni sempre più incisive che conducano, come è stato sottolineato questa mattina, alla rottura degli stereotipi di genere ancora presenti.
Al progetto “Scuola e cultura di genere: giovani a confronto” hanno partecipato anche gli Istituti comprensivi 1 e 2 di Assisi, l’Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione di Assisi, l’Istituto tecnico commerciale per il turismo di Stato “Scarpellini” di Foligno, il Liceo scientifico “Alessidi Perugia.

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