La Fiamma Tricolore di Todi, dopo la presentazione avvenuta a fine ottobre, continua a perorare la causa del “Mutuo Sociale” e per farlo scende in piazza per presentare alla cittdinanza nel giorno della fiera di San Martino, prima di una serie di iniziative per raccogliere le firme e rendere la proposta concretamente attuabile. Nei giorni scorsi, intanto, il capogruppo di Fiamma Tricolore al Consiglio comunale di Todi, Mario Epifani, ha presentato ufficialmente al protocollo dell’ente la proposta di istituzione del “Mutuo Sociale”.
In pratica, il movimento politico che fa parte della Giunta Ruggiano, propone che l’Amministrazione tuderte istituisca un ente comunale che soprintenda alla costruzione di case e quartieri a misura d’uomo con risorse economiche pubbliche e che venda a prezzo di costo queste case a famiglie non proprietarie di altri immobili con la formula del mutuo sociale, ovvero: una rata senza interessi, che non superi 1/5 delle entrate della famiglia, che venga sospesa in caso di disoccupazione e che non passi attraverso le banche.
“L’ente – si legge nel documento – si occuperà di costruire nuovi quartieri con modelli di bioarchitettura tradizionale, a bassa densità abitativa e con tecniche innovative in materia di fonti energetiche rinnovabili. Si dovranno utilizzare, per la costruzione dei quartieri, terreni appartenenti al pubblico demanio e quindi con costo zero dell’aree edificabili”.
La proposta di Fiamma Tricolore entra nel dettaglio. “L’Istituto comunale per il Mutuo Sociale – è scritto nel documento – per la progettazione dei quartieri, non deve pagare famosi e costosi architetti, ma bandire concorsi fra giovani professionisti ed istituti universitari d’architettura e urbanistica. In questo modo, l’Istituto Comunale per il Mutuo Sociale non paga terreni, non paga concessioni e tasse e non paga progettazioni, abbattendo così i costi di costruzione in maniera radicale, poiché, in qualità di ente pubblico, non deve mirare al profitto. Questo permetterà di vendere le case costruite a reale prezzo di costo, calcolando esclusivamente materiali edili e manodopera. Il prezzo finale per una casa di 100 metri quadrati, costruita a queste condizioni è di circa 80.000 euro”.
Nell’informativa si aggiungono molti altri dettagli. “Le case di questi quartieri devo essere assegnate, quindi vendute, con la formula del “Mutuo Sociale” che deve significare vendita a rate da parte dell’Ente Istituto Comunale alla famiglia che accede al mutuo. L’Ente vende a prezzo di costo, ossia allo stesso prezzo che è stato pagato dall’Ente stessa per la realizzazione, senza interessi applicati alla rateizzazione. Come primo atto dell’assegnazione le famiglie non ricevono denaro ma una casa di nuova costruzione. Potranno accedere al “Mutuo Sociale” solo famiglie in cui nessun componente del nucleo risulti proprietario di altro immobile. Visto il carattere permanente della formula, possono accedere solo famiglie con cittadinanza italiana e residenti da almeno cinque anni nel territorio comunale”.
Venendo agli aspetti finanziari, si precisa che “la famiglia paga una rata che non può superare 1/5 delle entrate economiche familiari” e che “se tutti i membri maggiorenni della famiglia risultano disoccupati la famiglia può dichiarare lo stato di totale disoccupazione in modo che il pagamento del mutuo venga interrotto senza che si perda il diritto di proprietà”.
Secondo il progetto di istituzione, “la proprietà della casa acquisita con il “Mutuo Sociale” è vincolata: non può essere rivenduta, affittata, messa a garanzia di un prestito o ipotecata. La casa ottenuta con mutuo sociale è quindi economicamente inerte e deve essere utilizzata esclusivamente come abitazione per la famiglia che ne è proprietaria. Non può essere quindi né pignorata né confiscata”.
Circa le modalità di finanziamento dell’iniziativa, si propone che “l’Amministrazione comunale, cioè l’Ente Mutuo Sociale, trova i fondi per costruire le case da assegnare a mutuo sociale, inizialmente ed esclusivamente utilizzando i fondi regionali a disposizione per l’emergenza abitativa, per le politiche di edilizia residenziale pubblica e con i fondi europei specifici. In una seconda fase utilizzerà le entrate derivanti dai pagamenti mensili delle rate del mutuo e quelle derivanti dall’affitto dei locali commerciali dei nuovi quartieri”.









