Non si trovano più, né a Perugia né a Firenze, le buste delle lettere inviate dal mostro agli inquirenti; a rischio l'indagine sul Dna: lo sostiene il difensore del farmacista accusato di essere il mandante degli omicidi

Un altro giallo coinvolge Perugia dopo quello dell’inglesina uccisa. In verità il giallo viene da molto lontano: dagli omicidi del mostro di Firenze.
E’ più che altro un probabile giallo burocratico, ma di questi tempi è sufficiente per scatenare polemiche.
Quelle lettere anonime che vennero spedite ai magistrati fiorentini che indagavano sul ‘mostro’ non si trovano più.
La procura di Firenze dice che forse le ha Perugia, ma se è così, da Perugia non sono ancora arrivate. Lo sostiene il difensore di Francesco Calamandrei, l’ex farmacista di San Casciano (Firenze) accusato dalla procura di Firenze di essere il mandante degli ultimi quattro duplici delitti legati alle vicende del mostro di Firenze.
Il 27 settembre del 2007, durante la prima udienza del processo Calamandrei, la discussione si incentrò sulla richiesta dei pm Paolo Canessa e Alessandro Crini di fissare un’udienza per consentire al Ris di Parma di prelevare tracce di saliva, e tentare di risalire al dna, da una busta anonima contenente proiettili inviata nel 1985 ai magistrati che indagavano sul ‘mostro’: Pier Luigi Vigna, lo stesso Canessa e Francesco Fleury.
Ho cercato questa e le altre lettere fra gli atti di Firenze – ha spiegato il difensore – ma non le ho trovate. Quindi, ho chiesto alla procura di Firenze di rintracciarle e di esibirmele… Perchè queste lettere non ci sono? Che fine hanno fatto?”

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