La strana storia dei plichi che viaggiano tra le procure di Perugia e Firenze e che vengono ritenute prima necessarie e poi non servono più quando non si trovano

Il 27 novembre 2007 non ci sarà da parte della Procura della Repubblica di Firenze alcuna richiesta di rinvio nel processo a carico di Francesco Calamandrei, l’ex farmacista di San Casciano accusato di essere il mandante degli ultimi quattro duplici delitti legati alle vicende del ‘mostro’ di Firenze.
Le tre buste anonime contenenti proiettili inviate nel 1985 ai magistrati fiorentini Pier Luigi Vigna, Paolo Canessa e Francesco Fleury , non si trovano ma ciò per la Procurà è ininfluente e perciò tranquillizzano i difensori che avevano sollevato il problema.
Questo perchè quelle lettere non fanno parte degli elementi per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, ma qualche dubbio sul funzionamento della giustizia in Italia resta.
Secondo i difensori del Calamendrei, dal novembre del 2003 la procura fiorentina è tornata in possesso delle lettere anonime spedite nel 1985 ai magistrati che indagavano sul ‘mostro’ e che poi sembrava fossero andate perdute.
Su quelle si è incentrata, il 27 settembre del 2007, la prima udienza del processo Calamandrei, con la richiesta dei pm che coordinano le indagini, lo stesso Canessa e Alessandro Crini, di fissare un’udienza per consentire al Ris di Parma di prelevare tracce di saliva e tentare di risalire al dna.
Pochi giorni fa, Gabriele Zanobini, uno dei difensori di Calamandrei ha raccontato di aver chiesto quelle buste a Firenze e Perugia (dove è in corso un’inchiesta collegata a quella fiorentina sul ‘mostro’) ma di non averle ottenute, esprimendo il timore che, se non fossero state trovate, questo avrebbe potuto costituire «pretesto per un ulteriore rinvio del processo».
Oggi il legale afferma che “contrariamente a quanto sosteneva la procura di Firenze. quelle buste non sono a Perugia, perchè vennero consegnate a Canessa dal professor Previderè”.
Gli investigatori fiorentini spiegano che non è stato trovato il verbale di riconsegna delle buste, che nel 2003 vennero affidate a un consulente per una perizia. Questo, comunque, non avrebbe nessun effetto sul processo Calamandrei.
La richiesta di conoscere l’esito di una seconda perizia affidata dalla procura di Perugia al Ris di Parma, secondo gli investigatori, era legata alla consapevolezza che sarebbe stato corretto – seppur non indispensabile – conoscere a Firenze quanto viene accertato in Umbria in un’indagine collegata a quella toscana.

condividi su: