La crescita del Pil nel 2006 nelle regioni centrali (+1,8%) è determinata da risultati positivi in tutti i comparti economici: il valore aggiunto cresce dell’1,6% in agricoltura, dell’1,9% nell’industria in senso stretto, dell’1,7% nelle costruzioni e dell’1,8% nei servizi. I consumi privati registrano una crescita superiore al Pil e pari al 2,1%.
Il Pil per abitante, pari a 27.890 euro, mostra una variazione positiva a livello sia ripartizionale (2,3%) sia regionale, in cui spiccano gli ottimi risultati di Marche (+3,6%), Umbria (+3,5%) e Toscana (3,0%) e quello decisamente più contenuto del Lazio (1,2%).
L’input di lavoro assorbito dal sistema produttivo dell’Italia centrale si incrementa dell’1,5% rispetto all’anno precedente, mentre la produttività è in linea (+0,1%) con la media nazionale.
La remunerazione del fattore lavoro cresce, infine, del 2,4%, attestandosi sul valore di 35.768 euro.
Nel dettaglio regionale, la dinamica del Pil assume ovunque segno positivo e solo nel Lazio (+1,4%) risulta inferiore alla media nazionale: Toscana +2%, Umbria +2,4%, Marche +2,6%.
La scarsa dinamica dell’industria in senso stretto (+0,9%) è la principale causa della performance meno brillante del Lazio, dove, per contro, l’agricoltura segna un +4,8%. Il settore primario registra un risultato analogo in Umbria cui si associano dinamiche estremamente positive negli altri settori di attività economica: +2,5% nell’industria in senso stretto, +3,1% nelle costruzioni e + 1,9% nei servizi.
Anche in Toscana tutti i settori economici mostrano una dinamica positiva, sebbene meno accentuata rispetto a quella umbra. Nelle Marche, infine, accanto alle buone performance dell’industria in senso stretto (+3,4%) e dei servizi (+2,2%), si evidenzia la battuta d’arresto del settore primario (-7,7%).
L’andamento dei consumi privati delle regioni centrali è ovunque positivo e superiore alla media nazionale, con l’unica eccezione delle Marche, dove non supera il +1%.
L’impiego del fattore lavoro risulta in crescita nell’intera ripartizione e raggiunge il massimo in Umbria (+2,1%), mentre la produttività del lavoro fa registrare andamenti modesti, con l’eccezione delle Marche, dove la crescita si attesta allo 0,9%.
Ma, a fronte di questi segnali positivi, restano quelli fortemente negativi dell’occupazione giovanile in Umbria, da sempre una delle cenerentole d’Italia ed ora anche d’Europa, perchè la disoccupazione giovanile in Italia è tra le più alte d’Europa.
Secondo Eurostat, nel settembre 2007, il tasso dei giovani al di sotto dei 25 anni senza lavoro si è attestato al 20,2%. Vanno peggio solo la Grecia (22,6%), che si piazza al primo posto, la Romania (21%) e la Polonia (20,5%).
Agli ultimi posti per disoccupazione giovanile, invece, l’Olanda (5,4%) e l’Austria (8,3%). Francia e Germania hanno messo a segno rispettivamente il 18,4% e il 10,8%.
Il tasso di disoccupazione italiano, nel complesso, nel settembre scorso, è comunque rimasto al di sotto della media Ue (6% contro il 7,3% della zona dell’euro).










