Di emergenza rifiuti si continua a parlare ed il nome dell’Umbria torna a comparire con inquietante costanza. Succede oggi anche sulle pagine del quotidiano “la Repubblica”, dove un interessantissimo articolo firmato da Carlo Bonini accende la luce sulla discarica orvietana “le Crete”.
Il titolo è “Orvieto, l’ombra della camorra sulla discarica dei veleni“; occhiello: “Nel sito il triplo dell’immondizia prevista: olio, plastica e residui di vernici”; sottotitolo: “Dal business milionario agli appalti finiti sotto processo”.
L’incipit è di quelli che fanno venire voglia di continuare a leggere: “Se la metti a fuoco una volta, non te la togli più di torno. Taglia l’orizzonte della rocca del Duomo. Incombe sulla valle. Fa da quinta all’Autosole. La discarica “le Crete”, la Grande Pattumiera dell’Umbria, è un cratere artificiale di 84 mila metri quadrati, aperto nei calanchi di argilla che chiudono la riva sinistra del fiume Paglia. E ha una storia che nessuno sembra abbia voglia di raccontare.
Perché in Umbria – prosegue l’articolo di Bonini – l’omertà si chiama “riservatezza”. Perché se dici rifiuti, pensi a Napoli. Se dici Camorra, pensi alla Campania. Se ascolti di amministratori locali scaltri, di avventurieri della “mondezza”, immagini il nostro Meridione, non il paradiso degli ulivi. Non un gioiello d’arte dove, il 24 gennaio, un piccolo tribunale proverà a celebrare un processo che nessuno vuole. Per i nomi dei suoi imputati, per le responsabilità politiche che illumina“.
Il resoconto dell’inviato di “Repubblica” – che è ampio e documentato e non risparmia di citare nomi e situazioni precise – si chiude con un passaggio della bozza di accordo firmato qualche settimana fa che, se dovesse aver seguito, darà il diritto di pieno sfruttamento della discarica e il via libera alla “realizzazione sul territorio della costruzione di nuovi impianti per le energie rinnovabili (…) impianti fotovoltaici, un impianto a bio-masse, un impianto per il trattamento dei rifiuti tossici dei termovalorizzatori“, mentre “Orvieto guarda e tace tra i suoi ulivi”.
L’articolo è disponibilesul sito Internet del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.









