Tra i rimedi messi a punto per tutelare la produzione artistica locale vi è anche l’istituzione di un marchio di origine locale: peccato che ci aveva già pensato lo Stato con una legge del 1990

Alcuni derutesi (si veda il blog del sito www.freemocco.com) si sono indignati per la vendita alla Ipercoop di Collestrada di ceramiche di Deruta a prezzi di saldo in occasione delle feste di Natale.
Un boccale da tavola, per fare un esempio, la Coop lo mette in vendita a 14,90 euro e un vassoio quadrato da quaranta centimetri ha il prezzo di 39,90 euro.
I pezzi sono di un’azienda derutese con tanto di firma, ma sono di terraglia (argilla bianca) e non di maiolica. La decorazione a colore sotto vetrina imita quella delle opere tradizionali di Deruta, ma i contorni delle figure sembrano stampigliati o resi in decal, per riservare gli spazi su cui sono date grossolane pennellate di colore.
Le decorazioni a volute fogliate e ad arabeschi in stile “Ricco Deruta” sono tirate via, e se le vedesse Alpinolo Magnini che le aveva reinventate ai primi del Novecento avrebbe un torcibudello. Comunque, un po’ di fatto a mano c’è e la ditta sotto alcuni pezzi, infatti, scrive “dipinto a mano”.

La vendita deve aver avuto un buon successo, poiché il banco già prima di Natale era oramai quasi vuoto, ma il prezzo suscita qualche dubbio. Un buon fatto a mano, infatti, dovrebbe costare assai di più, perché i quindici euro non solo non basterebbero a remunerare il lavoro di un buon pittore e di buon foggiatore, ma neppure per farsi pagare l’arrovellamento per inventare una pessima imitazione.
Insomma, quelle dell’Ipercoop, si ispirano vagamente alla tradizione derutese, ma non rispettano, né i modi di produzione, né l’estetica, dei canoni tradizionali della ceramica di Deruta. D’altra parte il produttore non sembra abbia queste pretese. Non si avvale per reclamizzarle, né di richiami alla tradizione di Deruta, né presenta marchi di origine.
Anzi, l’esposizione è posta al centro di un reparto di chincaglierie low cost allestito in occasione del Natale, con sopra un cartello con scritto a mano “Ceramiche di Deruta”.

Negli stessi giorni, il sindaco di Deruta è andato a pubblicizzare i rimedi che ha studiato, insieme ai suoi esperti, contro le contraffazioni e, sembra, abbia anche inutilmente protestato con l’ipermercato per la ignobile vendita. Dalle recensioni giornalistiche della conferenza stampa che il sindaco ha tenuto il 21 dicembre scorso, si capisce che “entrerà in funzione una task-force – scrive Francesca Spaccini sul Corriere regionale – […] con il compito di vigilare attentamente e verificare se a Deruta esistono ceramiche che non rispettano le norme vigenti sulla contraffazione”.
Il problema sarebbe come fare a riconoscere un buon pezzo da una patacca. Cioè, qualcosa che inganna l’occhio spacciandosi per qualcosa di buono.
La cosa non sempre è facile perché, in genere, le patacche si mettono apposta per ingannare.
Qualcuno pensa che scrivere sulle ceramiche “Deruta” e “fatto a mano” sia sufficiente a fornire una garanzia di qualità, ma la vendita dell’Ipercoop dimostra appunto come ciò non basti allo scopo.
Capita, poi, di vedere delle belle ceramiche derutesi firmate “Ravello” per ingannare il turista in visita sulla costiera amalfitana e delle pessime ceramiche derutesi firmate “Deruta” che, anche se non vogliono ingannare nessuno, nuocciono come le prime al buon nome di Deruta.

Tra i rimedi messi a punto dal sindaco di Deruta vi è anche l’istituzione di un marchio di origine locale. Peccato ci abbia già pensato lo Stato. Sì, perché le produzioni dei comuni di antica tradizione ceramica sono da tempo tutelate dalla legge 188 del 1990 e dalle sue norme applicative che hanno, infatti, codificato sia i caratteri fondamentali della ceramica della zona di produzione di Deruta, sia un severo disciplinare di produzione.
Una trentina di artigiani derutesi hanno finora chiesto e ottenuto, dopo aver superato i controlli e le verifiche imposti dalla legge, di potere applicare ai propri prodotti il marchio di tutela stabilito dalla legge nazionale.
Ciò che è strano è che il sindaco dovrebbe saperlo bene, perché quando era sindaco di Deruta per la sinistra (1990-1993) partecipava ai convegni in tutta Italia (il primo fu proprio tenuto a Deruta) per sostenere la legge 188 e, al contrario, oggi si arrischia a promuovere un marchio che è una contraffazione di quello protetto dallo Stato.
Non è che vi sia anche qualche caso di contraffazione di sindaci?

condividi su: