La fama di “tirchi” per i liguri è immeritata, almeno di fronte al fisco locale. Ogni cittadino della riviera ligure versa ogni anno 820 euro nelle casse delle amministrazioni comunali, mentre un abitante della Sicilia o della Basilicata si “salva” con un tributo annuo inferiore ai 330 euro.
Quelli dell’Umbria si collocano in una via di mezzo con 559,2 euro, meno comunque della media degli abitanti dell’ Italia Centrale (639,2).
È quanto emerge dal rapporto su ‘Economia e Finanza Locale di Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale, e Anci, che evidenzia comunque anche una significativa differenza tra gli investimenti riservati dalle varie Regioni al welfare locale, come assistenza agli anziani ed ai servizi per l’infanzia.
In base ai calcoli dell’Istituto, riferiti all’anno 2005, sul podio dei cittadini più vessati, oltre ai liguri, siedono anche i toscani (con 682,4 euro l’anno in media per abitante tra Ici, Tarsu, addizionali comunali ed altre imposte locali) e gli emiliani (675,3 euro), che superano di pochi centesimi i friulani (674,5 euro). Oltre i 600 euro anche lombardi e i laziali.
All’opposto, invece, i pugliesi fanno compagnia a siciliani e lucani, con un’imposizione per tutti inferiore ai 350 euro. Poche pretese anche per gli enti locali calabresi: si “accontentano” di 372,5 euro l’anno per ogni abitante della Regione. Guardando a macro-aree, è il Centro a pagare di più, con 639,2 euro, contro i 381,9 del Sud ed i 625,8 del Nord.
La differenza Nord-Sud è evidente anche nel campo del Welfare e in particolare nell’erogazione dei servizi alla persona, campo in cui i Comuni esercitano un ruolo prioritario in seno alla Pubblica Amministrazione. Assistenza agli anziani, ai disabili, agli immigrati e servizi per l’infanzia, a partire dagli asili nido, sono infatti delegati ai municipi.
Secondo il rapporto dell’Ifel, per queste attività “i comuni del Nord spendono oltre il doppio di quelli del Sud, con picchi come quelli del Friuli, dove per queste funzioni si spende quasi sei volte tanto che in Calabria”.
Nelle Regioni del Nord-Est, la spesa pro-capite arriva infatti a circa 230 euro contro i circa 40 della Calabria. Bassa la spesa anche in Molise, Abruzzo, Basilicata e Puglia, mentre al Nord si distinguono, pur rimanendo a netta distanza dal Friuli, Lombardia ed Emilia Romagna.
Ecco una tabella che raccoglie i dati sulla pressione fiscale degli abitanti delle diverse Regioni italiane, eccetto Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige, non incluse nelle rilevazioni (dati in euro):
Liguria 820,2; Emilia Romagna 675,3, Friuli Venezia Giulia 674,5, Lombardia 660,9 Piemonte 587,1, Veneto 449,4;
Toscana 682,4, Lazio 648,9, Umbria 559,2, Marche 551,2, Abruzzo 513,3, Molise 441,5;
Sardegna 436,9, Campania 407,8, Calabria 372,5, Puglia 344,3, Sicilia 329,9, Basilicata 329,6.








