In relazione al recente dibattere sull’urgenza di eliminare i colombi dal centro storico di Todi, riceviamo e pubblichiamo un intervento da parte di una fantomatica “Lega Tuderte Piccioni” che, tra il serio e faceto, ci sembra sottolinei come, pur fastidioso per gli abitanti della città, il problema dei piccioni desti molta meno attenzione e preoccupazione rispetto ad altre e più pericolose fonti di possibile inquinamento ambientale, già denunciato sotto il nome di “draghi volanti”.
“Ci dispiace per il dr. Giannini, ma noi piccioni di Todi vogliamo vivere. Certo diamo fastidio, come tanti. Non abbiano “gabinetti” e defechiamo dove ci troviamo. Non abbiano docce e le nostre piume sono piene di zecche e pulci. Non abbiano casa e dormiamo dove possibile.
Non ci sembra di essere i soli a sporcare e ci chiediamo, dunque, perché tutti ce l’hanno solo con noi. Ci viene il dubbio che ci si additi al pubblico lubridio solo perché noi e noi soli siamo in grado di contrastare il volo dei “draghi”, che di notte ammorbano l’aria di Todi con i loro puzzolenti meteorismi.
La coincidenza è stupefacente. Appena hanno promesso di darci una colombaia fissa, almeno per qualche mese, nella valle del Naia hanno preso a perseguitarci.
Appena abbiamo accennato al fatto che forse per conoscere la composizione delle “flautenze” notturne dei draghi, occorreva indagare su ciò che gli esseri alati, famosi per aver attributi maschili maggiorati di numero, bevono e con cui si riscaldano, hanno preteso che ci allontanassimo dalla zona.
Appena abbiamo cercato di imparare a riconoscere la natura delle “puzze” non solo col naso ma anche con gli occhi: guardando più da vicino le terre e la vegetazione che sorvoliamo, ci vogliono eliminare.
Noi, piccioni, promettiamo: finchè ci sarà permesso di stare a Todi daremo una mano a capire da dove vengono e perché puzzano tanto i draghi notturni.
Questo lo faremo anche se dovremo stare attenti a dove spira il vento, anche se dovremo coprirci il becco e gli occhi con le piume per non farci intossicare dal fiato dei draghi. Anche se dovessimo seguire per chilometri il fiume a cui i draghi si abbeverano.
Lo faremo anche se dovessimo imparare a suonare l’Arpa per tenere lontani dai nostri piccoli corpi le fauci di quegli esseri volanti, pronte ad scottarci come fossero fiammiferi “svedesi”.
Valutate voi se convenga adottare la filosofia “chiodo scaccia chiodo”, oppure fare un gran rumore per piccoli inconvenienti al fine, anche involontario, di nascondere quelli più grandi”.









