Pericoloso e strano “salto di qualità” negli attacchi di "lupi": anche nella collina medio-bassa; in alcuni casi sono avvenute in pieno giorno, situazione inusuale per animali che notoriamente preferiscono attaccare di notte
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Sul terreno non c’è neve, la stagione non è stata fredda, prede per i carnivori non sembra che manchino, è quindi molto strano che vengano segnalati di continuo in tutta l’Italia di mezzo attacchi di lupi sempre più audaci.

Non è neppure ancora chiaro se si tratti di attacchi di “veri” lupi, quelli di razza appenninica che sono tutelati perchè a rischio estinzione.
Recenti esami del DNA sulle carcasse di animali “giustiziati” in Maremma avrebbero fatto constatare che in 2 casi su tre gli animali erano il risultato di incroci.

E perciò non è chiaro se questi nuovi “lupi” siano da considerare protetti o no.
In effetti, se si trattasse di incroci tra lupi di razza pura e di altri canidi molto più prolifici, il presupposto per la protezione sarebbe dubbio, come sarebbe dubbia peraltro la possibilità di riconoscere le differenze a vista.

Sta di fatto, però, che i comportamenti di questi “lupi” sono alquanto strani.
Lo rileva anche la Confederazione Italiana Agricotori la quale segnala che “I lupi continuano imperterriti a colpire pesantemente gli allevamenti nell’indifferenza generale.
La Cia dell’Umbria denuncia la drammatica e precaria situazione in cui sono costrette ad operare numerose aziende zootecniche dell’orvietano, che deriva dall’aumento vertiginoso delle aggressioni da lupo e chiede alle istituzioni di intervenire a tutela degli allevatori che non possono essere lasciati soli a fronteggiare quella che rischia di configurarsi come una emergenza.

Le nuove aggressioni subìte nelle ultime settimane, peraltro, hanno fatto registrare un pericoloso “salto di qualità”: hanno riguardato imprese situate non solo in montagna e nell’alta collina ma anche nella collina medio-bassa; in alcuni casi sono avvenute in pieno giorno, situazione inusuale per animali che notoriamente preferiscono attaccare di notte.

Le aggressioni sono ampiamente documentate, da tempo, anche dalle fototrappole della Provincia di Terni.

La stessa strumentazione è stata installata per monitorare la presenza dei lupi anche in alcune zone della Tuscia, dove sono stati immortalati altri esemplari che attestano che il fenomeno è esteso e interessa vaste aree interregionali.
Solo nel territorio di Allerona, nell’Alto Orvietano, sono stati un centinaio i capi ovini sbranati durante le ore del giorno in zona Monteregole; pesanti attacchi di lupi ad un allevamento di pecore sono stati segnalati anche nel comune di Orvieto, in località Capretta.

La Cia dell’Umbria denuncia, purtroppo, anche il rischio di un inasprimento della tensione sociale; tra gli allevatori serpeggia, infatti, un forte malcontento a causa dei gravi danni al patrimonio zootecnico, accertati da tempo e non risarciti, con il conseguente pericolo di cessazione dell’attività per molte aziende, specie in queste aree interne ed economicamente più svantaggiate.

“Si tratta di una preoccupante escalation provocata dall’assenza di interventi di contenimento di una specie che, – ricorda Antonello Marceddu, allevatore e vicepresidente della Cia di Orvieto – essendo protetta dall’ordinamento nazionale ed europeo, non può essere ridotta nella sua consistenza con le azioni che normalmente vengono messe in campo per altre specie selvatiche dannose come il cinghiale.

Chiediamo pertanto alla Regione – conclude Marceddu – l’immediato indennizzo degli allevatori colpiti ed un Piano straordinario di contenimento del lupo, già richiesto nei mesi scorsi dal presidente della Cia dell’Umbria Domenico Brugnoni, da concertare con Organizzazioni agricole ed Istituzioni competenti non solo della nostra regione ma, data la rilevanza del fenomeno, anche della Toscana e del Lazio.”

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