Come sempre la crisi economica italiana si riflette a scoppio ritardato in Umbria , che è sempre tra le ultime regioni a ripartire, per cui non c’è da stupirsi che, mentre in altre parti ci sono accenni di ripresa, “Sono un migliaio le imprese artigiane umbre che hanno chiuso i battenti negli ultimi due anni, con una perdita secca di circa 3mila addetti.
Se a questi dati si aggiungono gli oltre 3mila lavoratori in cassa integrazione, ne emerge un quadro assolutamente drammatico.
Ecco perché è sempre più urgente adottare misure ad hoc per la piccola e piccolissima impresa, che nonostante ciò continua a rappresentare circa il 30% del bacino occupazionale della regione”.
Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria, ha lanciato con queste parole un nuovo grido di allarme sulla drammaticità della situazione economica in cui versano le imprese umbre.
“I dati, seppure non perfettamente sovrapponibili perché provenienti da fonti diverse e riferiti ad annualità solo in parte coincidenti, confermano ciò che da anni diciamo a proposito dello stato di estrema difficoltà del tessuto economico produttivo della nostra regione, alle prese con la peggiore crisi economica degli ultimi 80 anni.
Se il numero complessivo delle imprese artigiane umbre era andato crescendo costantemente fino al 2007, sfiorando quota 25mila, con l’inizio della recessione la loro diminuzione è stata drastica e continua (a dicembre 2012 superavano di poco le 23mila unità).
Ma è il dato sulle imprese effettivamente operanti a destare preoccupazione. Su 69mila aziende “attive” censite dall’Istat, quelle artigiane sono 20.423, pari a circa il 30%, di cui 15.770 nel Perugino e 4.653 nel Ternano.
Di poco inferiore il rapporto percentuale se andiamo ad analizzare il numero di addetti: su un totale generale di poco superiore alle 240mila unità, quelli delle imprese artigiane raggiungono quasi quota 59mila, equivalenti a poco meno del 25% degli occupati dell’impresa privata.
Il numero medio di addetti delle aziende artigiane è pari a 2,87, di cui 1,27 corrispondente ai titolari e soci d’impresa e 1,61 ai dipendenti (1,64 nella provincia di Perugia e 1,51 in quella di Terni).
Il dato peggiore naturalmente riguarda il settore delle costruzioni, che ha risentito più di tutti della crisi e ha visto la chiusura di molte grandi aziende e l’aumento delle partite Iva. Meglio è andata per il manifatturiero, in particolare per quel numero ristretto di aziende che negli anni ha fatto investimenti e aggredito mercati esteri, riuscendo a registrare anche una crescita.
Se dunque, nonostante la crisi, la piccola impresa artigiana (cui andrebbero aggiunte quelle del commercio, dell’agricoltura e dei servizi) continua a impiegare poco meno di 60mila persone nella nostra regione, noi riteniamo non solo pienamente giustificato, ma anche non più rinviabile, l’avvio di politiche e misure specifiche per questo target di imprese.
Esistono provvedimenti comunitari e nazionali, quali lo “Small business act” e lo “Statuto delle imprese”, adottati rispettivamente dal Consiglio europeo e dal Parlamento italiano nel 2009 e nel 2011 proprio per sostenerne la nascita e la crescita delle imprese di piccola dimensione, che sono rimasti lettera morta. È ora di dare vita e gambe a questi principi, adottando finalmente misure concrete”.












