Sono pressochè tutti espressione della regione i candidati in lista: dovranno spiegare - come ha fatto uno studio diffuso dal "Messaggero" - che è il proprio il voto utile contro Berlusconi

Proseguiamo la presentazione delle liste dei candidati in Umbria alla Camera e al Senato alle elezioni politiche del prossimo 13 e 14 aprile.
La squadra messa in campo da “la Sinistra-l’Arcobaleno”, varata nei giorni scorsi a Perugia direttamente dal candidato premier Fausto Bertinotti, si caratterizza a differenza di altre per un forte radicamento regionale, visto che tutti i prescelti, all’infuori della capolista alla Camera Maria Luisa Boccia, sono umbri. Queste le liste:

Camera dei Deputati:
Maria Luisa Boccia, Giuseppe Mascio, Carlo Masciarri, Damiano Stufara, Patrizia Acciarino, Daniela Fecchi, Monia Ferranti, Marjatta Heliste, Giuliano Granocchia.
Senato della Repubblica:
Paolo Brutti, Stefano Vinti, Pier Luigi Neri, Daniela Chiavarini, Giuseppe Ricci, Maria Rita Manfroni, Romano Barbarossa.

Parallelamente alla ufficializzazione delle liste ha preso avvio la campagna elettorale, nel corso della quale “La Sinistra” dovrà contrastare la strategia del cosiddetto “voto utile” perorata dal Partito democartico e dal Pdl.
Un forte aiuto in tale direzione è venuto da uno studio pubblicato dal “Messaggero” nel quale si spiega come, con questa legge elettorale, il vero voto utile contro Berlusconi sia quello dato a sinistra, perchè al Senato più il voto è “bipartitico” e più vince Berlusconi.
Ecco in sintesi la spiegazione. Com’è noto alla Camera basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti.
Chi parla di pareggio deve dunque necessariamente concentrarsi sul palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura si annuncia l’ago della bilancia.

Sul “Messaggero” vengono tracciati quattro scenari constatando che il “il controllo della Camera Alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi e Veltroni“, ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni “bianche” e “rosse” una maggioranza chiara di destra è infatti ritenuta quasi impossibile.
Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l’8%. La simulazione più bipartitica di tutte prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4% contro il 42,4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%).
Anche se può sorprendere, proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta al Senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc (in Toscana e Sicilia). E questo perchè sia nelle regioni “rosse” che in quelle “bianco-azzurre” proprio le forze terze Sa e Udc hanno l’effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente.

Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al sud, viceversa, un risultato dell’Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).
Insomma: la Sinistra-Arcobaleno deve provare a spiegare da qui all’apertura delle urne che per chi non vuole consegnare il Paese al centrodestra l’unico voto utile potrebbe essere il suo. E che parlare di un pareggio significa prepararsi ad uno scenario in cui Pd e Pdl da soli controllano 311 seggi su 315 a Palazzo Madama.

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