La Coldiretti ha stilato l'elenco dei cibi consigliati per evitare o attenuare l'insonnia, un fenomeno che aumenta con la primavera

Sono circa 12 milioni gli italiani che soffrono di disturbi del sonno, che aumentano con il cambio di stagione ed in particolare con l’arrivo della primavera, provocando pericolosi effetti sulla salute e sulla qualità della vita con stanchezza diurna e anche depressione.
La Coldiretti ha stilato un vademecum degli alimenti utili per conciliare un buon sonno e di quelli da evitare. 
Soprattutto la sera, meglio evitare: cioccolato, cacao, the e caffè per la presenza della caffeina, oltre ai superalcolici che inducono un sonno di qualità cattiva con risveglio al mattino.
Innanzitutto – avverte la Coldiretti – a cena è fondamentale evitare cibi con sodio in eccesso per cui vanno banditi alimenti con curry, pepe, paprika e sale in abbondanza, ma anche salatini e piatti nei quali sia stato utilizzato dado da cucina. Anche gli alimenti in scatola per l’eccesso di sodio e di conservanti sono da tenere lontani.

Esistono invece cibi che aiutano a rilassarsi: innanzitutto pasta, riso, orzo, pane. Ok nella dieta serale anche a legumi, uova bollite, carne, pesce, formaggi freschi.
Tra le verdure al primo posto la lattuga, seguita da radicchio rosso e aglio, perché le loro spiccate proprietà sedative conciliano il sonno, ma anche zucca, rape e cavoli.
Infine, un bicchiere di latte caldo, giusto prima di andare a letto, che oltre a diminuire l’acidità gastrica che può interrompere il sonno, fa entrare in circolo durante la digestione elementi che favoriscono una buona dormita per via di sostanze, presenti anche in formaggi freschi e yogurt, che sono in grado di attenuare insonnia e nervosismo.
Infine – conclude la Coldiretti – un buon dolcetto ricco di carboidrati semplici ha un’azione antistress, così come infusi e tisane dolcificati con miele che creano un’atmosfera di relax e di piacere che distende la mente.

Le sigarette mandano in fumo l’effetto riposante del sonno, ‘risucchiando’ il sonno profondo, ovvero proprio la fase più ristoratrice delle nostre dormite.
Lo dimostra uno studio di Naresh Punjabi della Johns Hopkins University School of Medicine a Baltimora, il primo a fornire una spiegazione solida del perché i fumatori accusano spesso disturbi del sonno e lamentano stanchezza anche dopo molte ore di riposo.
Pubblicato sulla rivista Chest, lo studio si è basato sull’analisi dell’attività elettrica del cervello di fumatori e non fumatori durante il riposo notturno.
La nicotina è noto essere un composto con azione stimolante, per cui già da tempo se ne ipotizzavano effetti ‘disturbatori’ sul sonno.
Gli esperti sono risaliti però alla radice di questi effetti. Hanno osservato l’attività elettrica del cervello di un gruppo di fumatori e non fumatori mentre dormivano. Ed hanno visto che i fumatori hanno una fase di sonno profondo più corta, inoltre le prime fasi del sonno, ovvero quelle che intervengono subito dopo esserci addormentati, sono letteralmente messe ‘sotto sopra’ dal fumo, appaiono infatti ‘scombussolate’ nel cervello dei fumatori.

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