In primavera c’è il picco di depressione stagionale che colpisce le donne 6 volte più degli uomini.
Lo afferma l’esperto Claudio Mencacci, il direttore del dipartimento di salute mentale dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano che parla di un 6-8% di italiani colpiti da questa ‘depressione primaverile’, precisando che rispetto a quella vera e propria ‘cambiano i sintomi: con quella primaverile ci si sente più stanchi, aumenta la sonnolenza, e a volte cresce l’appetito e il bisogno di carboidrati’.
Purtroppo circa 4 persone su 10 che soffrono di depressione non ricevono il trattamento di cui hanno bisogno.
La depressione è un ‘pericolo’ subdolo che molte volte tesse la sua trappola indisturbata perché non è facile fare la diagnosi e spesso prima di capire la terapia adeguata per il paziente passano mesi. Ma in futuro, con un semplicissimo prelievo di sangue, si potrebbe fare la diagnosi certa e capire già dopo cinque giorni di terapia se i farmaci faranno effetto.
Resa nota sul Journal of Neuroscience, è la promessa di Mark Rasenick dell’Università di Chicago in Illinois dopo la scoperta di un ‘segno distintivo’ della malattia: la posizione di una molecola importante per rispondere alla serotonina, il messaggero chimico del buon umore.
E’ la proteina ‘Gs alfa’ ed é disposta in modo anomalo sulla superficie delle cellule dei pazienti depressi e quindi funziona meno.
La proteina Gs alfa, precisa Rasenick, sulla superficie delle cellule dei pazienti depressi è intrappolata in una ‘palude’ di molecole appiccicose di grasso e non può compiere bene il suo lavoro, ovvero interagire con la serotonina.
Un test semplice come quello proposto da Rasenick potrebbe dunque rivoluzionare diagnosi e terapia.










