Lo Stato Italiano fa il “biscazziere” più per soddisfare il desiderio di gioco degli italiani che per guadagnarci sopra, almeno negli ultimi anni.
Il volume di incassi è in aumento costante, tuttavia, come precisa il presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio), “a fronte di un maggiore volume di gioco di 12,2 miliardi di euro dal 2004 al 2006, le entrate per l’erario sono diminuite da 7,3 a 6,7 miliardi di euro”.
Nel 2007 sembra che il “banco” abbia reso di più. Le entrate derivanti dai giochi sono aumentate l’anno scorso del 7,1% (pari a 7,2 miliardi di euro).
Un aumento dovuto soprattutto al raddoppio del fatturato del “Gratta e Vinci” e all’aumento del 22% delle ‘macchinette’ (18,8 miliardi di euro la raccolta del 2007 con 2,2 miliardi di entrate erariali).
Il gioco è la quinta industria in Italia per fatturato, che assorbe il 2% del prodotto interno lordo degli italiani, circa 42,2 miliardi di euro nel 2007.
Con 700.000 appassionati, in Italia ormai il gioco d’azzardo è diventato la prima causa di indebitamento. Il dato è stato fornito in occasione della giornata di studio sulle direttrici di ricerca sul gioco d’azzardo, organizzata dal Gruppo Abele.
L’Italia, alla fine del 2004, si è collocata al terzo posto fra i Paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito.
Analizzando la spesa pro-capite, l’Italia ha il primato mondiale con oltre 500 euro a persona, e in regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d’azzardo il 6,5% del proprio reddito.
- Redazione
- 3 Aprile 2008










