La regione ha fatto registrare una diminuzione quasi impercettibile nella vendita di sigarette, che la pone quasi in coda nella graduatoria nazionale

Gli umbri sono tra i più restii d’Italia a diminuire il vizio del fumo. Mentre in media, dopo l’introduzione del divieto di fumo, la diminuzione della vendita di pacchetti di sigarette in Italia si è attestata sul 5,6%, nella nostra regione il calo è stato contenuto nel 1,4%.
Solo due regioni del sud fanno peggio: Basilicata con il solo 0,7% e Calabria col 1,3%. Ben poca cosa a fronte della diminuzione record, registrata in Friuli Venezia Giulia (-17,5%) ed Abruzzo (-17,3%).
Per gli umbri invece la diminuzione equivale a poco più di un pacchetto all’anno ed il consumo annuo procapite è comunque maggiore di quello medio italiano,
anche se non raggiunge le vette del Molise ( 130 pacchetti) o delle altre regioni che hanno valori a tre cifre: Campania, Sicilia, Lazio, Liguria.

Il dato è stato evidenziato dal Gruppo PROFEA
(Programma di Formazione in Epidemiologia Applicata) del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità che ha intrapreso uno studio per monitorare gli effetti dell’applicazione dell’art. 51 della Legge n. 3 del 16/01/2003 negli esercizi di ristorazione.
Lo studio (denominato ENFASI), che ha l’obiettivo di verificare le diverse fasi dell’applicazione della legge sul territorio nazionale, ha mostrato che il divieto di fumo ha inciso fortemente sulle opinioni.

I dati relativi alla rilevazione antecedente all’entrata in vigore della legge mostravano una conoscenza diffusamente buona, da parte dei gestori dei locali, delle disposizioni previste dalla legge e degli effetti nocivi del fumo passivo.
Il 66% dei gestori dichiarava che almeno la metà dei clienti era fumatore e il 73% che i non fumatori sembravano infastiditi dalla presenza dei fumatori nel locale.
Alla domanda su quale fosse l’opinione generale dei clienti in merito alla legge, il 75% degli intervistati aveva riferito l’esistenza di un atteggiamento favorevole o molto favorevole, solo per il 6% i clienti si erano mostrati molto contrari.
Una delle principali preoccupazioni dei gestori riguardava l’eventualità di perdite economiche dovute ad un minor afflusso di clienti nei locali, a causa del divieto: il 24% era convinto che avrebbe subito una perdita significativa e il 12% una perdita lieve dei profitti. Infine il 40% dei gestori si dichiarava fumatore.

Dopo l’entrata in vigore del divieto si osservano effetti significativi sia sulle opinioni e sui comportamenti di gestori e clienti, sia sull’adeguamento dei locali alle nuove disposizioni. Infatti nella quasi totalità dei locali con almeno un cliente presente non era visibile al momento della rilevazione fumo nell’aria e non si percepiva odore di fumo e solo nello 0,5% dei casi si è riscontrata la presenza di almeno un fumatore.
Nel 95% dei locali erano presenti, al momento della rilevazione, cartelli regolamentari indicanti il divieto di fumo.
Circa il 20% dei gestori intervistati ha dichiarato che il locale è stato ispezionato dalle forze dell’ordine
per verificare la presenza di fumatori.
Oltre il 90% dei gestori ha riferito che a partire dalla data di introduzione del divieto tutti i clienti rispettavano la legge; solo il 13% circa sosteneva di aver dovuto chiedere a qualche cliente di smettere di fumare e una percentuale nettamente minore si è vista opporre un rifiuto da parte dei clienti sollecitati a spegnere la sigaretta.

Il 73% dei gestori ha riferito un atteggiamento favorevole alla legge da parte dei clienti; circa il 10% riferisce una perdita significativa degli introiti e tale percentuale è in diminuzione rispetto alla rilevazione pre-legge; infine, per oltre il 70% dei gestori l’introduzione del divieto ha impattato sulla propria abitudine al fumo inducendo una diminuzione del numero di sigarette fumate o una cessazione dell’abitudine.

condividi su: