“Cara redazione, mentre (per l’ennesima domenica pomeriggio) sto lavorando in studio, scopro solo ora, in quanto avvertito da un amico, dell’ennesima, volgare ed inqualificabile insinuazione del Partito Democratico di Todi, il quale, con il classico volantino diffamatorio, mette in discussione la regolarità di una Giunta municipale, che vedrebbe segnata la mia presenza, mentre sarei stato contemporaneamente a Roma.
Cosa ancora più grave, debbo constatare che le calunnie di taluni soggetti vengono sbandierate senza alcun riscontro oggettivo da parte Vostra, che avreste il dovere di accertare i fatti prima di sparare nel mucchio, quantomeno informandoVi sul reale accaduto ed evitando di fare da cassa di risonanza alle volgarità di chi non ha argomenti da proporre se non l’insulto.
La questione sollevata, che coinvolge la serietà di professionisti del nostro Comune che garantiscono del verbale delle sedute, è di una tale bassezza da rispecchiare il livore, la pochezza e la mancanza di onestà intellettuale di chi la propone.
Ho deciso, da tempo, di non rispondere agli attacchi scriteriati di chi “ha perso il giocattolo e la testa” , ritenendo, credo a giusta ragione, che non si possa scendere al livello di simili personaggi.
Quindi continuerò così.
Se qualcuno ritiene di poter screditare tutto e tutti calunniando a destra e a manca, allora non avrà la mia sponda.
Io, assumendomi gli onori e gli oneri della guida della Città, non ho nulla da nascondere, nulla da guadagnare, nulla di cui vergognarmi.
Se davvero questi signori che hanno governato il nostro Comune per anni, intendono darmi lezione di onestà e di morale, allora si sbagliano di grosso. La mia vita, il mio operato, le mie idee, la mia azione quotidiana, i miei sogni (che sono gli stessi di tantissimi tuderti) sono qui aperti ad ogni controllo, chiari e limpidi come la mia coscienza.
Questa volta, tuttavia, si è passato il segno, arrivando ad insinuare che la Giunta da me presieduta compia dei falsi nelle deliberazioni e, con la massima serenità, mi limiterò a rivolgermi alla Procura della Repubblica ed a querelare chi ritiene di essere il Padrone della Città, dopo averla distrutta anno dopo anno.
Nello specifico (e gradirei che la questione sia chiarita a chiare lettere anche su “Il Tam Tam on line” a meno di dover prendere la stessa misura anche nei Vostri confronti) non c’è alcun mistero.
Proprio per deliberare in Giunta, sono partito per Roma alle ore 14,00 e sono arrivato alla Chiesa di San Paolo fuori le Mura esattamente alle ore 15,30 appena in tempo per l’inizio della Messa in onore di Chiara Lubich.
Erano con me due dipendenti del Comune (a scorta del Gonfalone) che possono confermare, se davvero ce ne fosse il bisogno, quanto è avvenuto”.
Antonino Ruggiano, sindaco di Todi










