Gli apicoltori cercano di contenere la moria (-30-40%), iniziata con la semina di mais "disinfettato", portando via i loro alveari da valli e pianure

In Italia, purtroppo, ci si muove, su tutto, troppo tardi. Sarà colpa di una classe dirigente dai riflessi appannati o perché tutti, favorevoli e contrari ad una data soluzione, sono buoni parlatori in grado di indurre perplessità in chi deve decidere.
Ma la nuova strage di api iniziata in Italia era ampiamente prevista e nessuno ha fatto qualcosa per impedirla. In Francia si sono mossi e così tra un pò si volerà francese, oltre che sugli aerei, ache sulle ali delle api.

Dopo la scomparsa di metà delle popolazioni nel 2007, ora con la semina del mais appena iniziata nel Nord-ovest è ricominciata la moria di questi preziosi insetti impollinatori, che oltre a patologie della specie e siccità, soffrono per la presenza di insetticidi nelle sementi utilizzate dagli agricoltori.
“Le perdite degli allevamenti apistici italiani contano quest’anno il 30-40% degli alveari – afferma Francesco Panella, presidente di Unaapi – senza api da campo, gli apiari non producono più miele. Per qualche apicoltore si tratta veramente di ricominciare da zero”.
Per cercare di contenere i danni tra gli addetti al settore è partito un vero e proprio esodo verso le colline e la montagna, per sfuggire a questi “neocotinoidi”, veleni rilasciati dalle sementi nel periodo di semina. Anche in dosi infinitesimali, uccidono tutti gli insetti con cui entrano in contatto, fino a chilometri di distanza dai campi di semina.

Legambiente e Unione nazionale associazioni apicoltori italiani rivolgono un appello al governo per un monitoraggio sistematico dello stato degli allevamenti apistici e la sospensione degli insetticidi killer, aggiornando le procedure sul loro impatto ambientale.
L’Italia, spiegano le due associazioni in una nota congiunta, distribuisce nelle sue campagne ben il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell’intero territorio comunitario (Eurostat 2007), a fronte di una superficie agricola utilizzata al di sotto del 10% del totale di quella europea.

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