La correlazione tra l’elevato consumo di alcol nella popolazione e l’aumento del rischio di morbilità e mortalità per alcune cause appare oggi un’evidenza consolidata.
Oltre ad essere una sostanza psicotropa che dà dipendenza, l’alcol è causa di molte patologie di varia natura, oltre che di eventi patologici e traumatici quali incidenti e disordini mentali e comportamentali.
Il rischio di danni sanitari cresce generalmente con la quantità di alcol consumata; la frequenza e l’intensità delle intossicazioni acute accresce in particolare il rischio di incidenti stradali e di patologie cardiovascolari quali infarti e malattie coronariche.
Infatti, su 26 fattori di rischio per la salute individuati nell’Unione Europea, l’alcol occupa il terzo posto, secondo solo a tabacco e ipertensione.
Ogni anno nell’Unione Europea l’alcol è responsabile della morte di 195.000 persone, per un’ampia gamma di cause che vanno dagli incidenti stradali, altri incidenti, omicidi, suicidi, cirrosi epatica, patologieneuropsichiatriche e depressione, cancro (tra cui 11.000 casi di cancro alla mammella).
E’ stato calcolato che, anche tenendo conto degli effetti protettivi del consumo moderato, l’alcol è causa del 12% della mortalità prematura e della disabilità nella popolazione maschile dell’Unione europea e del 2% in quella femminile.
In particolare è attribuibile all’alcol il 25% della mortalità giovanile tra i maschi e il 10% tra le femmine.
L’alcol accresce anche il rischio di un’ampia gamma di danni sociali che possono riguardare il singolo individuo, la famiglia, i minori e più in generale l’ambiente sociale, quali abusi, violenze e omicidi.
L’alcol è anche responsabile di danni sia sanitari che sociali a carico di soggetti non bevitori, tra i quali in particolare, nei Paesi della U.E., del 16 % degli abusi e abbandoni di minori, dei 5-9 milioni di bambini in famiglie con problemi alcolcorrelati, di 10.000 morti provocate da soggetti alla guida in stato di ebbrezza.
Un consumo di alcol molto ridotto (pari a 10 grammi ogni due giorni) si correla a una diminuzione del rischio di malattie coronariche, con un’ evidenza peraltro ancora in discussione per quanto attiene sia alla quantità di rischio evitato che alla quantità di alcol da assumere per ottenere tali effetti benefici.
La riduzione o cessazione dell’uso di alcol si associa a un miglioramento della salute sia nei bevitori problematici che nei soggetti affetti da malattie croniche quali cirrosi epatica e depressione.
Nel nostro Paese l’assunzione moderata di alcol, e in particolare di vino, continua ad essere abitudine alimentare molto diffusa e radicata in una solida tradizione culturale; per l’anno 2003 si conferma la tendenza, delineatasi già a partire dall’inizio degli anni Ottanta, al progressivo calo del consumo medio annuo pro-capite di alcol puro, consumo che in tale anno è pari, secondo i dati forniti dall’OMS, a 7,61 litri (contro i 7,85 litri del 2001, gli 8,03 litri del 2000 e gli 8,04 litri del 1999).
Questo livello di consumo appare ancora molto al di sopra di quello raccomandato dall’OMS ai Paesi della Regione europea per l’anno 2015 (Target 12 del Programma “Health 21/ 1999”), pari a 6 litri l’anno per la popolazione al di sopra dei 15 anni e a 0 litri per quella di età inferiore.










