Dott. Sergio Gunnella – presidenza Circolo cacciatori EPS della provincia di Terni

L’ Ente Produttori Selvaggina (E.P.S.), al contrario di tutte le altre organizzazioni venatorie – riconosciute e no – presenti nella provincia, non ha mai gestito la caccia a Terni. Ergo, non ha alcuna responsabilità sui deludenti risultati ottenuti fino a oggi in campo faunistico/venatorio.
Anzi; è stato proprio l’ EPS, tramite gli iscritti al suo ‘Circolo cacciatori’, che, contestando il modo ‘allegro’ con il quale l’ ATC n° 3 Ternano/Orvietano gestiva l’ attività venatoria, a inoltrare nel 2011, formale ricorso al TAR dell’ Umbria, al fine di annullarne la richiesta di raddoppio della quota associativa. Le continue denunce pubblicate dal 2010 a oggi sulla stampa umbra con le quali il ‘Circolo’ e i propri iscritti criticavano i bilanci dell’ ATC n° 3 quasi sempre in passivo e il suo utilizzo reiterato negli anni di una sedicente associazione che a fronte di grossi esborsi di danaro svolgeva lavori riservati al volontariato, tale Agrifauna, portavano nell’ anno 2013, la Corte dei Conti dell’ Umbria a contestare all’ ATC n° 3 una lunga serie di illeciti, sui quali – in verità – gli stessi inquirenti stanno ancora indagando. Nel frattempo, la sedicente associazione denominata Agrifauna e più volte menzionata dalla requisitoria della Procura regionale, usciva improvvisamente di scena. 
Nei suoi tre anni di attività sindacale, il ‘Circolo cacciatori EPS di Terni’:
– ha richiesto più volte la pubblicazione del Piano Faunistico Venatorio (PFV) che, scaduto da tempo, mette addirittura in discussione lo stesso svolgimento dello sforzo di caccia nell’ intera provincia;
– ha sollecitato in più occasioni la realizzazione della ‘Carta delle vocazioni faunistiche’, documento indispensabile ai fini della compilazione di un PFV attendibile, sia sotto l’ aspetto scientifico che attuativo;
– ha continuamente denunciato le marchiane irregolarità gestionali all’ interno delle Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC), la mancanza di adeguate metodologie finalizzate all’ incremento di fauna selvatica ecologicamente equilibrata, i ripopolamenti privi di ogni supporto scientificamente sostenibile, la mancanza di serie ricognizioni della consistenza faunistica (catasto ambientale, censimenti attendibili, adeguato controllo delle specie predatrici, etc.);
– ha continuato a inviare agli organi competenti (Provincia, Regione, ATC n° 3) – senza, peraltro,  averne mai ottenuto alcun riscontro – decine e decine di osservazioni, proposte e progetti documentali, tutti finalizzati al migliorare la Pianificazione del territorio agro/silvo/pastorale  e la sua gestione.       
In odore di pubblicazione di un documento tanto importante qual’ è il PFV (del quale – tuttavia – fino a oggi se n’ è letta solamente la bozza) da parte di una provincia, quella di Terni, la cui validità istituzionale risulta nei fatti obsoleta, il ‘Circolo cacciatori EPS della provincia di Terni’ ha redatto in proprio un ‘Compendio di Osservazioni & Proposte’ di ben 29 pagine. Pur se inoltrato in copia agli uffici competenti della Provincia di Terni e a quelli dell’ ATC n° 3, tale ‘Compendio’ non ha avuto alcun cenno di riscontro.

Ecco perché – a mezzo stampa – il ‘Circolo’ intende evidenziarne i punti salienti:
1) -promozione di nuovi ‘Distretti di gestione’ finalizzati alla conservazione e alla continuazione – tout court – delle cosiddette cacce tradizionali alla piccola selvaggina, tanto radicate nella provincia ternana, sia con l’ ausilio del cane che alla migratoria;
2)- calendari venatori quinquennali;
3)- rivalutazione delle ZRC che permettano di acquistare sempre meno selvaggina d’ allevamento: chi gestisce le ZRC con risultati deludenti (o chi addirittura non gestisce!), va cambiato. A differenza di quanto suggerito dalle normative, occorre delegare la gestione a soggetti appartenenti ad associazioni di provata competenza, e non esclusivamente sulla base della loro entità associativa.
 4)- classificare in ‘Classe A.-, B.-, C.-‘ il grado di selvaticità e di imprinting della selvaggina prodotta all’ interno degli allevamenti pubblici o privati;
5)- reintroduzione della specie Starna e Pernice rossa con eventuale moratoria sul loro prelievo, nei territori limitrofi interessati a tali progetti, della durata di almeno tre stagioni venatorie.

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