Ci sono in giro nel mondo tantissimi soldi che i loro proprietari, non sapendo che farsene, li prestano allo Stato a tassi così bassi che non coprono neppure le spese, oppure accettano anche di pagare interessi negativi.
Ci sono notori industriali italiani che vendono le loro aziende per milioni di euro, incassano e poi i soldi spariscono nei meandri della finanza internazionale speculativa.
Ci sono più soldi puntati su azioni – non su quelle di nuova emissione, il che sarebbe un modo vero di finanziare lo sviluppo economico – nel mondo di quanto sia dieci volte il PIL mondiale ( la somma delle spese effettuato in un anno).
I capitalisti liquidi, ascoltano l’orchestra, senza neanche accorgersi che un iceberg, come nel caso del Titanic, ha colpito la loro nave che sta affondando.
Quando gli ingenui e coloro che pensano solo ad aumentare il proprio portafoglio senza fatica, affidano i loro soldi per comprare “figurine” di carta, che aumentano di valore solo perchè gli ingenui che le chiedono sono tanti, si accorgeranno che tali “figurine” non hanno alcun valore se non impegate nell’economia reale, il mondo avrà uno scock che farà impallidire ogni altra crisi finananziaria mai vista.
Ma nel frattempo l’economia reale soffre, proprio perchè tanta ricchezza potenziale è sprecata e si cerca di ragionare come si possa “superare la nuttata”
Politiche fiscali espansive e una previdenza che non colpisca le fasce deboli del paese possono essere leve per innescare un’inversione di tendenza rispetto alla crisi che continua inesorabilmente a far sprofondare il paese e con esso l’Umbria.
Ma per attuare queste politiche diverse, per cambiare davvero passo, è necessario prima di tutto scardinare quella cultura dell’austerità che ha ormai fatto breccia nel sentire comune delle persone, come se fosse l’unica strada possibile, senza alternative.
E’ questo in estrema sintesi il messaggio emerso dal dibattito che si è svolto domenica 14 settembre a Todi, organizzato e promosso dalla Lega Spi Cgil Media Valle del Tevere e seguito da una foltissima platea di pensionate e pensionati (oltre 150), al quale hanno preso parte Antonio Curti, direttore provinciale Inps Perugia, Alfio Todini, sindaco di Marsciano (Comune capofila dell’ambito sociale 4), Carlo Rossini, sindaco di Todi, Vincenzo Sgalla, segretario della Cgil di Perugia, Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria e Antonio Pellegrino dello Spi Cgil nazionale.
L’incontro è stato introdotto da Alfio Bianchi, segretario della Lega Spi, che ha incalzato gli ospiti su diversi temi: dalle criticità del sistema previdenziale post riforma Fornero, alla preoccupazione per le pensioni di figli e nipoti che saranno inevitabilmente pensioni da poveri, per poi ribadire l’esigenza di una vera lotta all’evasione fiscale (tema che pare essere scomparso dal dibattito pubblico) e chiedere ai Comuni di attuare sul serio la contrattazione con i sindacati sui bilanci preventivi, che però non possono essere presentati a settembre. Infine, non è mancata una critica anche al sindacato, chiamato ad essere più incisivo e unito in una fase di grande difficoltà per il paese.
Nel corso del dibattito, i sindaci e la presidente Marini hanno sottolineato le difficoltà che gli amministratori locali incontrano nel dover gestire bilanci sempre più bloccati a causa dei tagli operati dal Governo centrale.
Una conseguenza diretta delle politiche dell’austerità che vanno superate recuperando – ha sottolineato la presidente Marini – un’idea di centralità delle politiche pubbliche, perché in ballo c’è la dignità delle persone.
La presidente della Regione ha anche ricordato le pesanti vertenze industriali aperte in Umbria.
Su Thyssen in particolare ha sottolineato come ormai le multinazionali che annunciano licenziamenti si ritrovino il giorno seguente con ampi margini di crescita in Borsa. Un fatto che testimonia, ha spiegato Marini, lo strapotere della finanza rispetto all’economia reale ed al lavoro.
Antonio Pellegrino, dello Spi Cgil nazionale, ha invece sottolineato le ingiustizie patite dalla categoria negli ultimi anni. “In Umbria, il blocco della perequazione negli ultimi due anni ha sottratto qualcosa come 150 milioni di euro dalle tasche di pensionate e pensionati. E poi, c’è il torto inaccettabile degli 80 euro, corrisposti ai lavoratori, ma non a chi vive di una pensione. Una discriminazione intollerabile, contro la quale lo Spi continuerà la propria mobilitazione”.











