Per i 200 anni della struttura culturale di Monte Castello di Vibio è stata data alle stampe una pubblicazione curata da quattro autori
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Dal 25 aprile il piccolo teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio si arricchirà di una pregevole pubblicazione di carattere storico che ripercorrerà le antiche origini – che datano dagli inizi dell’Ottocento – e le vicissitudini dei due secoli trascorsi, i lunghi periodi di chiusura ed, infine, i minuziosi lavori di restauro che hanno portato alla definitiva riapertura avvenuta nel 1994.
Il libro (editato da Comunicapiù, la società che pubblica anche TamTam) è il risultato di un lungo e minuzioso lavoro portato avanti da vari autori che si sono suddivisi i vari capitoli di cui la pubblicazione si compone e che è corredata da numerose foto a colori ed in bianco e nero.
Lo storico tuderte Giorgio Comez, nella prima parte, ne ha curato l’inquadramento storico, civile e culturale in cui nacque l’idea e, successivamente, si realizzò la costruzione del teatro in una piccola comunità come Monte Castello.
Ecco allora comparire le vicende della nascita della I Repubblica Romana (1798-1799) con la conseguente suddivisione dell’ex Stato Pontificio, sull’esempio della Francia rivoluzionaria, in vari Dipartimenti e Cantoni. E così all’interno del Dipartimento del Trasimeno, con capoluogo in Perugia, si “scopre” Monte Castello a capo di un Cantone di ben 25 comuni e frazioni con un territorio molto vasto ricompreso fra il tuderte e l’alto orvietano.

Il teatro della Concordia infatti non avrebbe mai visto la luce senza l’attivazione culturale determinata dal “Secolo dei lumi”,
che ha diffuso in Europa il protagonismo dei nuovi ceti borghesi e ha dischiuso la possibilità di costruire gli spazi per riunirsi, incontrarsi e rappresentarsi.
La costruzione di uno spazio teatrale non è stata per Monte Castello di Vibio la semplice edificazione di uno spazio per la scena e lo spettacolo, ma anche la definizione di un nuovo spazio pubblico dove rappresentare e far vivere la propria specifica realtà.
Questo spazio e questa comunità, nel momento nel quale si incontrano, si intrecciano in modo indissolubile e oggi non sarebbe possibile pensare Monte Castello senza il suo teatro e non è possibile raccontare la sua storia senza comprendervi la storia del “più piccolo teatro del mondo”.
Comez, dopo aver esaminato e tradotto il manoscritto contenente lo Statuto originario dell’Accademia dei soci del teatro redatto nel 1827, si sofferma sui nove “caratanti”, ovvero sui proprietari originari e possessori di quote del teatro, i veri artefici di questa storia esemplare, poiché ci ricordano come anche in una piccola comunità pulsano gli stessi bisogni e le stesse esigenze delle grandi metropoli e la storia di Monte Castello racconta in miniatura la storia di Perugia, di Roma e delle altre piccole e grandi città che, sul finire del XVIII secolo, sono diventate la scena del percorso della borghesia nascente verso la conquista della propria volontà e rappresentazione.

Roberto Cerquaglia, nella seconda parte, ripercorre le varie vicende che hanno visto il teatro della Concordia come luogo di cultura, di divertimento, di incontro fra i cittadini ricostruendo con particolari anche inediti gli spettacoli che venivano dati, i personaggi che si sono succeduti alla guida della Società del teatro, i periodi di crisi finanziaria e, più in generale, tutte le fasi attraversate nell’ultimo secolo: dai fasti del primo Novecento con i balli di Carnevale ed il primo cinema muto, alla crisi degli anni Trenta e alla successiva e sorprendente ripresa nel secondo dopoguerra animata principalmente dalla ricostituita Filodrammatica locale, dalle proiezioni cinematografiche del CRAL e dalla passione teatrale di molti volenterosi montecastellesi come Renato Ippoliti, Nello Latini, i fratelli Capocci, Armando Petrocchi…
Poi, dopo la chiusura del 1951, l’oblio e l’inesorabile decadenza interrotti sporadicamente solo da qualche slancio di pochi che ogni tanto sollecitavano alle varie autorità il recupero del bel teatro.
Ma solo sul finire degli anni Settanta ed agli inizi degli anni Ottanta si ha la svolta verso il restauro con il progetto messo in campo dalla Regione che inserì il Concordia fra altri 18 teatri storici da recuperare nell’intera regione grazie ai fondi F.I.O. e del Ministero dei Beni culturali.

Gli architetti Paolo Leonelli e Mario Struzzi, i due professionisti che hanno curato il progetto di restauro ed hanno diretto i lavoro con grande competenza e passione, ricostruiscono la tecnica e la storia di un difficile recupero, evidenziandone lo stato di estremo degrado in cui versava la “scatola” teatrale prima dell’intervento e le soluzione tecniche, anche innovative, adottate per consentire la completa funzionalità della struttura rispettando le vigenti norme di sicurezza e mantenendo scrupolosamente la caratteristica struttura originaria a palchetti ed interamente in legno.
Un recupero che ha permesso di conservare il teatro così com’era stato costruito duecento anni fa, senza alterazioni di sorta e capace, però, di funzionare garantendo tutti i servizi ed i comfort di un moderno locale per pubblici spettacoli.
Un luogo che oggi, grazie soprattutto all’impegno di un’associazione di volontari, la Società del Teatro della Concordia, allestisce una ricca stagione teatrale ed è divenuto un volano di promozione turistica ed economica per l’intero paese e motivo di orgoglio per i suoi cittadini.

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