La scuola media Cocchi-Aosta e la Direzione didattica hanno organizzato un convegno per insegnare ai docenti come contrastare il "rigetto" degli studenti per la materia
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Di fronte alle difficoltà in matematica non serve che l’azione didattica si concentri sulla correzione degli errori e sulle conoscenze ritenute necessarie. Occorre piuttosto spostare l’attenzione dagli errori che lo studente commette, allo studente che li commette: mettersi alla ricerca dei motivi delle sue azioni. E’ quanto emerso nel convegno realizzato nei giorni scorsi a Todi, nella sala del Consiglio comunale, rivolto agli insegnanti di ogni ordine e grado e organizzato grazie alla collaborazione tra la scuola media Cocchi-Aosta e la Direzione didattica di Todi.

Difficoltà in matematica. Osservare, interpretare, intervenire”, il tema sviluppato dalla professoressa Rosetta Zan dell’Università di Pisa, alla presenza del dirigente scolastico della Cocchi, Marcello Rinaldi e della direttrice del Circolo Didattico tuderte Cristina Maravalle. “E’ noto – ha affermato Rinaldi – attraverso la diffusione di notizie nei maggiori media, come le ultime indagini internazionali abbiano messo in evidenza come il sistema scolastico italiano debba migliorare l’apprendimento degli studenti, sia dell’area letteraria sia in quella logico-matematica”.

Le difficoltà in matematica sono un fenomeno sempre più diffuso. Gli studenti il più delle volte rinunciano a provare, a mettersi in gioco. Oppure rispondono a caso. A lungo andare le conseguenze si fanno sempre più gravi: da un forte disagio personale si passa al rifiuto generalizzato della matematica. Occorrono più strumenti utili alle scuole per affrontare il problema con maggiore efficacia e decisione, per costruire interventi mirati secondo i diversi stili cognitivi dei ragazzi.
Anche l’aiuto di contributi teorici provenienti da diverse aree disciplinari è utile a proporre un repertorio d’interpretazioni possibili per i comportamenti degli studenti. Tutto per evitare che l’approccio che dovrebbe essere risolutivo si riveli, al contrario, fallimentare e l’insegnante, insieme allo studente, maturi un senso d’impotenza e frustrazione, come per lo più accade nei fatti.

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