I due, di nuovo in carcere, erano già stati arrestati dopo una successiva rapina in Abruzzo, ma uno era già fuori col solo obbligo di firma

L’individuazione, con l’esecuzione di due ordinanze di custodia in carcere nei confronti dei presunti autori (un casertano ed un romano) di una rapina in banca avvenuta il 25 ottobre scorso ad Ellera di Corciano e di un tentativo di rapina compiuto due giorni prima in un’ altra banca di Bastia Umbra, al di là dei dovuti complimenti ai carabinieri, lascia un po’ di amaro in bocca.
Uno dei presunti autori della rapina, infatti, già preso dopo una successiva rapina in Abruzzo, se ne andava tranquillamente in giro col solo obbligo di firma.

Il rapinatore, un 52enne casertano, infatti, il 21 novembre era entrato in azione con altri complici a Lanciano, con una rapina alla agenzia della Banca Popolare di Sulmona e Lanciano. Al colpo aveva preso parte anche un pregiudicato agrigentino, di 45 anni.
I carabinieri di Perugia, che stavano seguendo le tracce lasciate dai rapinatori in Umbria, avevano subito allertato i loro colleghi di Lanciano e così al casello autostradale della città abruzzese erano stati bloccati ed arrestati due dei tre rapinatori.
Il terzo, appunto il casertano, speronando l’ “auto civetta” dei carabinieri di Perugia, era in un primo tempo riuscito a dileguarsi, ma venne bloccato poco dopo con la collaborazione dei carabinieri di Atessa.

I carabinieri di Perugia erano “fuori zona” perché ad ottobre, nella agenzia di Bastia Umbra della Banca di Credito Cooperativo di Mantignana un uomo aveva attirato l’attenzione per uno strano comportamento e dalle immagini della telecamera della banca gli investigatori avevano riconosciuto il pregiudicato romano.
Mentre erano in corso le ricerche per rintracciarlo, due giorni dopo, alla agenzia di Ellera di Corciano della Banca Popolare di Spoleto, c’era stata l’altra rapina con un bottino di 40 mila euro.
Tra gli autori del colpo ci sarebbe stato il romano. Dalle indagini successive i carabinieri sono risaliti anche al casertano.

I due pertanto erano stati tenuti sotto osservazione dagli investigatori perugini, mentre si spostavano in varie località del Centro Italia, per compiere sopralluoghi in possibili obiettivi di altre rapine e quando avevano operato a Lanciano tutto era pronto per  “acchiapparli”. Ma evidentemente per uno di loro non erano stati rilevati elementi sufficenti per tenerlo “dentro”.

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