Le dichiarazioni programmatiche dell'assessore all'ambiente ed i primi provvedimenti adottati lasciano sperare in un maggior rigore

La Provincia di Perugia, dal primo aprile, è divenuta soggetto autorizzatore per il rilascio delle emissioni in atmosfera. Ed intende ”esercitare questo ruolo attuando il massimo controllo possibile e garantendo la tutela dell’ambiente anche dal punto di vista paesaggistico”.
L’occasione per fare questa affermazione programmatica l’assessore provinciale all’ambiente Sauro Cristofani, l’ha avuta quando in Consiglio provinciale è approdata una interpellanza del consigliere del Prc Guido De Prisco che si occupava del progetto per la realizzazione di un cogeneratore per la produzione di energia elettrica presso l’azienda Sirci Spa di Gubbio.
La ditta eugubina nel dicembre 2007 ha chiesto il rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione di un cogeneratore per la produzione di energia elettrica (1,4 MW) e di energia termica, con combustibile ad oli vegetali (olio di girasole, olio di colza ed olio di palma).
Relativamente al progetto presentato dalla Sirci, l’assessore provinciale ha informato l’assemblea che, in sede di Conferenza di servizi, la Provincia di Perugia ha richiesto la riduzione delle emissioni inquinanti di 10 volte in più rispetto a quanto ammesso dalla Legge.

L’assessore ha sostenuto che in questo ambito la Provincia intende tener fede ad alcuni principi di base.
In primo luogo al concetto della “filiera corta”, ovvero dell’opportunità di reperire la materia prima in un raggio di 70 km massimi dal luogo della produzione di energia, al fine di assicurare il maggiore livello di riduzione delle emissioni inquinanti e, quindi, il maggior grado di tutela della salute dei cittadini e della qualità ambientale.
“C’è poi un concetto da abbattere – sono state le parole di Cristofani – la logica cioè del massimo profitto che non può trovare ospitalità in un terreno come quello delle energie rinnovabili. A tale proposito con la Regione Umbria stiamo studiando eventuali misure restrittive da introdurre a livello locale in quanto la Legge nazionale da questo punto di vista non ci aiuta”.
Si spera che questa linea di indirizzo possa contribuire a ridurre quanto prima i problemi costituiti dalla strane “puzze” che periodicamente si sentono lungo le pendici delle colline di Todi sovrastanti la valle del fiume Naia e che presumibilmente provengono da qualche impianto industriale esistente nella zona.

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