L’articolo dedicato al nuovo Todi Arte Festival, apparso oltre che su questo portale anche sull’ultimo numero cartaceo di Tam Tam, ha suscitato un dibattito inatteso (vedi “lettere e interventi”), che ha superato la discussione intorno a Costanzo e al suo progetto per andare ad interessare zone più sensibili e delicate che riguardano più in generale il rapporto tra i giovani e la cultura.
Detonatore del dibattito è stata una lettera inviata alla redazione di Tam Tam da Agnese, una ragazza di quindici anni che criticava aspramente e coraggiosamente l’articolo e i suoi contenuti.
Agnese si mostrava in disaccordo con la valutazione implicita che l’articolo faceva del programma televisivo “Amici di Maria de Filippi”, e del sistema di valori che quel programma veicola presso moltissimi giovani. Soprattutto Agnese rivendicava il “diritto di sognare” e insieme la funzione stimolante, di esempio positivo, e non diseducativo, del programma televisivo.
Le reazioni alla lettera di Agnese sono state diverse e vivaci. Innanzitutto c’è stato in redazione compiacimento all’idea che il doppio canale offerto da Tam Tam (mensile cartaceo più quotidiano ondine) sia arrivato a consentire forme di partecipazione così ampia al dibattito pubblico da non inibire nemmeno i giovanissimi come Agnese. Posto questo, ci si è subito resi conto del dovere di ascoltare Agnese e la sue rivendicazioni, evitando di assumere atteggiamenti paternalistici o liquidatori.
Nella parole di Agnese si concretizza la voce di tutta una generazione che crede sinceramente nel “sogno” di un successo che possa passare attraverso la scatola magica della televisione. Non si tratta di giovani istupiditi, ignoranti, anestetizzati dalla televisione e in definitiva “irrecuperabili”.
Si tratta invece di giovani dalle inesplorate e vastissime potenzialità creative, che spesso possono contare su di un’intelligenza vivace, rapida, dinamica, su passioni intense, su energie insaziabili e su una sconfinata disponibilità ad emozionarsi. Si tratta, in definitiva, di adolescenti simili agli adolescenti di sempre: semmai resi più scaltri e più ricettivi dalla tecnologia, e non passivi come troppo sbrigativamente si vorrebbe credere.
Il vero problema sta in quello che gli si offre. E qui la vicenda di “Amici” diventa paradigmatica. Perché ultimamente sembrerebbe che la società abbia rinunciato al compito di accogliere, ascoltare e mettere a frutto le energie di questi ragazzi, le loro potenzialità inespresse. Ed abbia delegato alla televisione il compito di assorbire quelle energie, di catalizzarle, attraverso l’illusione di un “sogno” che spesso si rivela, purtroppo, un miraggio.
Peggio: si rivela una palude nella quale i ragazzi, guardando la “realizzazione” dei sogni degli altri, finiscono col rinunciare a realizzare i propri limitandosi a pensare soltanto: “un giorno potrebbe toccare anche a me”.
Ma intanto le energie vanno sprecate, e soprattutto la creatività si affievolisce e si appiattisce sui modelli “artistici” forniti dalla tv. Una sola idea di danza, una sola idea di canto, una sola idea di teatro: idee che non sono altro che la ripetizione dell’esistente, finalizzata a creare ballerini tutti uguali (e spesso mediocri), cantanti tutti uguali (idem), attori tutti uguali (idem).
Nessuno spazio alla sperimentazione, all’innovazione, nessuno spazio all’esplorazione di strade alternative che possano condurre all’elaborazione di idee diverse, altre, di arte.
Il modello televisivo da un lato offre un successo facile e veloce, che altrettanto facilmente e velocemente si converte in nulla. Dall’altro lato lavora a forgiare un pensiero artistico unico che rende sempre più difficile la ricerca di chi invece ha deciso di battere altre strade, autonome, originali, faticose e lente.
Lo sanno bene Francesco Torchia e Silvia Bevilacqua, che anche quest’anno, come tutti gli anni ormai da molto tempo, col loro laboratorio “Liminalia” hanno messo in scena uno spettacolo teatrale con gli allievi del Liceo tuderte.
“Liminalia” incarna proprio quel modello artistico alternativo, tradizionale e sperimentale insieme, che si vorrebbe proporre a tutti i giovani che nutrono un “sogno” d’arte. Torchia e Bevilacqua sono in grado di comunicare un’idea del teatro, della recitazione, della cultura e del pensiero che arriva non solo a formare attori che non sembrano più principianti, ma riesce a trasformare gli individui, ad educare nel senso più pieno del termine.
Ne è un esempio vivente Livia Ferracchiati, che ha risposto con una lunga e pungente lettera ad Agnese per farle conoscere il suo punto di vista di giovane attrice e regista che ha scelto di rifiutare il modello televisivo per intraprendere una ricerca personale proprio nel campo dello “spettacolo”.
Col laboratorio Liminalia Livia ha scoperto il suo sorprendente talento, e da lì è partita alla ricerca di forme espressive originali. Come Livia, molti altri gruppi a Todi ricercano una via autonoma all’affermazione in campo artistico, e in particolare teatrale.
Compagnie e laboratori nascono e crescono con grande vitalità, seppure costretti a lottare con mille difficoltà: la mancanza di strutture, evasive politiche istituzionali, l’indifferenza del pubblico. Eppure non rinunciano ad esistere: formando un orizzonte al quale è doveroso guardare con attenzione anche per fare in modo che i più giovani sappiano che esiste la possibilità di guardare oltre la scatola magica.
Dal momento che in questo articolo non c’è spazio per nominare ed approfondire l’attività di tutti i laboratori teatrali tuderti, mi viene in mente una proposta.
Lasciare direttamente la parola a loro, invitandoli ad inviare a TamTam uno scritto in cui non solo parlare della propria attività (con annessi problemi e rivendicazioni), ma soprattutto esporre la propria idea di arte, di teatro, di recitazione, e il rapporto in cui si pongono con l’intrattenimento televisivo e coi modelli (positivi e negativi) forniti dalla grande industria culturale.
Se ne potrebbe ricavare, mettendo insieme tutti i contributi, un bel documento da far leggere, magari, a Maurizio Costanzo, per creare un dibattito anche più ampio sulla cultura a Todi, in vista e a margine del Festival.










