Solo la bramosia di denaro, per l'accusa, all'origine della tragedia per cui sono accusati i dirigenti della società Thyssenkrupp

L’atto d’accusa della Procura di Torino nei confronti dei dirigenti della ThyssenKrupp, per il rogo che nella notte tra il 5 e 6 dicembre costò la vita a sette operai, è una dimostrazione di quanto fra i fattori della produzione, capitale e lavoro, conti quest’ultimo, con operai rimasti in uno stabilimento in condizioni crescenti di abbandono e insicurezza, solo per garantire un maggior utile (e non una riduzione delle perdite) agli azionisti.

Omissioni, superficialità e leggerezza per risparmiare denaro
: è questo il leitmotiv nella quindicina di pagine dell’atto di fissazione al primo luglio della prima udienza preliminare del processo, che coinvolge anche dirigenti ternani della multinazionale tedesca imputati di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento e l’omissione dolosa e aggravata di cautele antinfortunistiche.

Come già anticipato, l’imputato principale è l’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio con dolo eventuale.
L’A.D. avrebbe preso dapprima la decisione di posticipare dal 2006/2007 al 2007/2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino pur avendone programmato la chiusura e poi la decisione di posticipare l’investimento per l’adeguamento alle indicazioni tecniche dell’Asl 5 di Torino, dell’assicurazione, dei vigili del fuoco e del Wsg (Working Group Stainless) ad epoca successiva al suo trasferimento da Torino a Terni.

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